Ho intitolato questo articolo con una provocazione, che però bene spiega quanto sta accadendo in questi ultimi anni al Milan. Siamo diventati anche noi dei gran “mangiallenatori”. Per anni siamo stati abituati ad avere lo stesso coach in panchina, ad aprire dei veri e propri cicli basati sulla stessa persona, o comunque sul medesimo staff. Basti pensare a Sacchi, Capello, Ancelotti, Allegri, e in parte anche Zaccheroni.

Dopo l’esonero nel gennaio 2014 dell’attuale tecnico bianconero in seguito alla sconfitta per mano del neopromosso Sassuolo (quando Berardi fece 4 gol), il Milan ha cambiato ben 6 allenatori in poco più di 4 anni e mezzo e, forse, tra qualche giorno, il conteggio potrebbe aumentare a 7.

Dopo Max Allegri si sono seduti sulla panchina milanista Seedorf (mezza stagione), Inzaghi (una stagione), Mihajlovic (tre quarti di stagione), Brocchi (un quarto di stagione), Montella (una stagione e un quarto) ed infine Gattuso (per ora non specifichiamo la durata). Che si tratti di una vecchia gloria rossonera (Seedorf, Inzaghi o Brocchi) o di un tecnico che non ha mai avuto a che fare con la storia milanista (Mihajlovic e Montella), l’esito è sempre il medesimo, ossia l’esonero.

Nei primi anni si è spesso data la colpa a Berlusconi, alle sue ingerenze nel fare la formazione, alla sua dialettica, al suo particolare gusto del “giuoco” del calcio. Negli ultimi due anni Silvio non è più parte del Milan (ora ha ripreso il suo Brocchi al Monza), eppure gli esoneri si sono puntualmente verificati lo stesso. Lo scorso anno abbiamo avuto il cambio Montella – Gattuso voluto dal duo Fassone – Mirabelli, quest’anno sembra che si vada per l’ennesimo avvicendamento, via Gattuso e dentro … vedremo come andrà a finire.

Considerando quindi tutti questi passaggi di consegne alla guida tecnica, noto diverse analogie con l’Inter della prima era Moratti, quando gli allenatori venivano cambiati con una facilità estrema, senza poi però ottenere grandi risultati. A mio parere un progetto deve essere legato a determinate figure, se già dopo pochi mesi queste vengono meno, allora quest’ultimo è destinato a fallire, salvo miracoli ovviamente. Di eccezioni ce ne sono state, il calcio infatti è sempre pronto a smentirti.

Non ci resta quindi che stare (per l’ennesima volta, un’abitudine che oramai è diventata preoccupante) alla finestra e vedere come andrà a finire. Sperando anche che chi indossa gli scarpini e scende in campo, metta grinta, voglia e concentrazione e capisca la responsabilità che si ha nel momento in cui si indossa la maglia rossonera.

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.

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