Eviterò di parlare nuovamente della pesante sconfitta subita dai rossoneri per mano della Lazio, squadra che, nonostante le cessioni di Keita e Biglia, due pilastri della scorsa stagione, si è dimostrata davvero quadrata e ben organizzata. Gran parte del merito è andato, a mio avviso, al suo allenatore: Simone Inzaghi. Rispetto al più famoso fratello Pippo, nostro eroe per anni, Simone ha avuto una carriera meno gloriosa. Meno goal, giusto qualche trofeo (Coppa Italia per la maggiore) e una notorietà acquisita più per i flirt (famoso quello con Alessia Marcuzzi) che per le imprese in campo. Mentre Simone passava gli ultimi anni della sua carriera tra panchine e scampoli di calcio giocato, Filippo Inzaghi viveva i suoi anni migliori al Milan, culminati con la doppietta ad Atene che regalò la settima Champions ai rossoneri.

La carriera del “fratello minore” cambia con il suo approdo in panchina. Ottiene subito diversi successi con la Primavera della Lazio vincendo due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, facendosi apprezzare dal presidente Lotito che nella primavera del 2016 lo chiama in sostituzione dell’esonerato Pioli. Conclude il campionato all’ottavo posto con dodici punti in sette partite. La Lazio sembra intenzionata a puntare sul “Loco” Bielsa per l’anno seguente, ma l’allenatore argentino non si presenta al ritiro biancoceleste spianando così la strada ad Inzaghi che viene così confermato.

Mossa voluta o meno, la permanenza di Inzaghi sulla panchina laziale si rivela una grande scelta perché porta ad un quinto posto finale e alla conseguente qualificazione diretta all’Europa League. Il tutto valorizzando al massimo la rosa a disposizione senza nessun grande colpo di mercato. In aggiunta i biancocelesti arrivano fino in fondo in Coppa Italia, eliminando addirittura la Roma in semifinale, salvo poi perdere la finale contro una Juve che lotta per il triplete.

Una sconfitta che Simone riesce poi a vendicare andando a vincere la Supercoppa Italiana proprio contro i bianconeri ad agosto, aprendo quindi al meglio la nuova stagione. Anche l’ultima sessione di mercato non gli sorride perché, se da un lato ha visto arrivare Lucas Leiva e Nani, dall’altro ha visto partire Biglia e Keita, quindi nessun upgrade per la sua rosa.

Quest’anno Inzaghi ha l’occasione di dimostrare se quanto di buono fatto la scorsa stagione è stato per aiuto della fortuna o  soprattutto per merito sua bravura. Nel caso riuscisse a ripetersi non mi stupirei di vederlo presto sulla panchina di una big.

Zuma

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.
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