Il tifoso milanista da troppo tempo era (suo malgrado) assuefatto al lento trascorrere del tempo nel corso dell’estate, nella vana attesa di qualcosa che andasse al di là degli ormai famosi (o famigerati) tre giorni del Condor, nel corso dei quali sarebbero dovuti accadere quei fatti di mercato talmente importanti e determinanti da orientare in senso positivo la successiva stagione agonistica.

Troppe le – anonime – estati vissute in solitudine da assoluti comprimari, leggendo delle altre squadre impegnate a trattare questo o quell’altro campione (o top player, come dicono quelli bravi).

Gli intollerabili rifiuti presi sul muso, le accuse di mancanza di adeguate risorse finanziarie. Pezzenti, questo eravamo diventati e come tali eravamo trattati. Come quelli che vorrebbero acquistare la Porsche ma vanno dal concessionario ed escono con la Panda a km. zero presa a rate. Immalinconiti dai ricordi del passato e incapaci di intravedere un qualsiasi futuro.

Se esce uno entra uno, altrimenti siamo a posto così e competitivi”.

E i “prestiti secchi”, i “parametri zero”, le “soluzioni low-cost”. Sembra trascorso un secolo dal Miracolo a Milano per l’arrivo di Ronaldinho, o dalla presentazione di Ibra nell’intervallo di Milan – Lecce.

Poi, un bel dì arrivano i cinesi capitanati da un tale Yonghong Lì, Qui, o come caspita si chiama, che al seguito porta una strana coppia di ex Interisti, tali Fassone e Mirabelli, i quali, nemmeno sono nella pienezza delle loro funzioni che già scorazzano su e giù per l’Europa come le Armate di Napoleonica memoria, per visionare, vedere, osservare, trattare, contrattare. Da buoni contadini gettano il seme che germoglia nel corso delle settimane e dei mesi. E come tutti sappiamo dopo la semina viene il raccolto.

E già, perché, ad uno ad uno, arrivano quelli forti anche per noi. Il Raiola cameriere, al fin della licenza, viene preso per la collottola, come un cagnolino e rimesso a cuccia. E zitto.

E non arrivano gratis, quelli forti, tanto che leggi certe cifre e credi di aver letto male. Ma poi rileggi e ti accorgi di non aver sbagliato. E arrivano pure con tanto di presa di posizione verso le società di appartenenza: o il Milan o niente. Rien va plus. E arriva pure, strappato all’odiato avversario Savoiardo, uno che sino a ieri era nemico dichiarato. Casa Milan diventa più frequentata delle spiagge Riminesi o della Stazione centrale all’ora di punta. Uno ne entra e uno esce.

E poi viene anche il tanto atteso ritorno alle competizioni europee e ti accorgi che in un caldo pomeriggio di agosto, sessantamila, settantamila di noi si danno appuntamento a San Siro per vedere i Nostri, vecchi e nuovi, giocare contro un gruppo di volonterosi muratori Transilvani. E allora pensi che il vento è cambiato e che il problema non era il prezzo del biglietto ma la qualità dello spettacolo.

E tutti i giorni apri il tablet o lo smartphone e ti colleghi ai siti specializzati, ai quotidiani, impaziente come quando correvi all’edicola per comprare la rosea Gazza, per tenerti aggiornato, magari abbiamo preso qualcun altro ancora. E leggi del portoghese, del croato, ed anche di CR7. E pensi… ”ma no… sarà uno scherzo”.

Ma con quei due, mai scherzare. Piuttosto, passiamo alle cose formali.

E siamo solo all’inizio del mese di agosto. Sono lontani, non solo come calendario, i tre giorni del Condor.

“E mò c’arripigliamm tutt’ chell’ che è nuostr”

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio