Come se non fosse bastato l’umiliante pareggio dell’andata contro l’ultima squadra in classifica, allora a 0 punti, ecco completarsi il cerchio infernale con l’imprevista sconfitta casalinga nel match di ritorno, contro un Benevento già con un piede e mezzo in serie B. Sei partite di fila senza vittorie, quattro pareggi e due sconfitte, per un misero bottino di 4 punti. Stagione sinora peggiore di quella precedente, comunque deludente: 5 punti in meno ed una posizione in meno in classifica. Dopo essersi dissolto l’illusorio sogno Champions, anche la qualificazione diretta alla prossima Europa League potrebbe sfuggire di mano. Una Atalanta in forma smagliante si è sbarazzata di un Torino acciaccato, scavalcando i rossoneri di un punto e strappando loro il sesto posto. Adesso è il Milan a dover inseguire, con un calendario tuttavia abbordabile (sulla carta) e la possibilità di giocarsi il tutto per tutto nello scontro diretto che si disputerà in quel di Bergamo nella penultima giornata di campionato.

Nel frattempo Fiorentina, Sampdoria e Torino sono rimaste al palo: è questo l’unico aspetto “positivo” della brutta situazione che si sta vivendo a Milanello.

L’analisi del match in poche parole: possesso palla sterile e poche verticalizzazioni. Sebbene il mister abbia tuonato a fine partita: “Una figuraccia. Provo vergogna, sembriamo una squadra senz’anima”, riteniamo che non sia mancata tanto “l’anima” quanto, piuttosto, la qualità e la precisione nelle conclusioni. Per non parlare dei mancati movimenti senza palla, firmati Silva prima e Kalinic poi. Caratteristiche che non si comprano al mercatino sotto casa e che, quando assenti, necessitano di molti mesi per poter essere allenate.

Appare chiaro che anche la condizione fisica stia venendo meno, con 52 partite all’attivo e dopo aver puntato quasi sempre sugli stessi 11, nonostante lo staff di Gattuso abbia lavorato sodo per programmare attentamente la preparazione atletica, facendo richiami più o meno pesanti durante l’intera stagione e durante le soste in particolare.

Non è questo il momento di abbattersi e cercare scuse. I bilanci si fanno a bocce ferme e per tirare le somme è giusto attendere il termine della stagione. Restano 4 partite da disputarsi con ardore e col massimo dell’impegno. Non andare in Europa sarebbe “un dramma”, come pacatamente dichiarato dal DS Mirabelli nel post-partita contro il Benevento. La questione del rifinanziamento e quella del settlement agreement potrebbero divenire tanto più complesse da gestire, in caso di mancato accesso alla competizione. Bologna, Verona ed infine due scontri “diretti” contro Atalanta e Fiorentina: questo il calendario che attende il Milan, nel quale si inserisce, in data 9 Maggio, la complicata finale di Coppa Italia da disputarsi contro la capolista Juventus.

Bisognerà far fronte all’infortunio di Lucas Biglia, che va ad aggiungersi a quello di Alessio Romagnoli: entrambi non rientreranno probabilmente prima di fine stagione. Il passaggio al 4-4-2 non ha destato nessun miglioramento, ed ha bensì reso la manovra ancor più macchinosa ed inconcludente. Gattuso ed il suo staff sono chiamati ad “inventarsi” qualcosa per ritrovare maggiore fluidità  di gioco e rendere produttiva la fase offensiva pur mantenendo l’equilibrio difensivo. Proprio il reparto di difesa è quello che preoccupa meno: Zapata ha sinora ben sostituito Romagnoli e l’intesa con Bonucci sembra soddisfacente. Calabria a sinistra e l’evanescente Rodriguez a sinistra completano il solo reparto che si possa ritenere bilanciato.

I problemi per Gattuso saranno a centrocampo e in attacco: poche pedine a disposizione e poca, pochissima qualità complessiva. Siamo sicuri che Ringhio farà di tutto per tirare fuori il coniglio dal cilindro ma a fine stagione, per questi problemi (facilmente preventivabili), bisognerà pur rendere conto a qualcuno…

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.