Mancano quattro partite alla conclusione del campionato, alle quali si aggiunge il match di Coppa Italia che il 9 Maggio vedrà Milan e Juventus affrontarsi nella finale del trofeo. Una stagione iniziata da dieci mesi con tutte le premesse per essere positiva ma che col trascorrere del tempo si è rivelata via via sempre più deludente. Fino ad arrivare alla drammatica sconfitta contro il Benevento, ultimo in classifica e con la retrocessione in tasca.

Questione economica

Il settlement agreement, sul quale la UEFA si esprimerà a breve in maniera dettagliata, renderà concreta l’impossibilità da parte della società d’intervenire pesantemente nella prossima campagna acquisti, come del resto sarebbe necessario, in considerazione di una rosa giocatori palesemente “corta” e non all’altezza. Verranno stabilite delle sanzioni economiche unitamente a vincoli stretti su quello che dovrà essere il bilancio tra entrate e uscite negli anni a venire: due aspetti che inevitabilmente avranno ripercussioni sulle prossime stagioni. I mancati introiti della qualificazione alla Champions 2018/2019, che Fassone stesso aveva definito un “traguardo minimo”, impattano in maniera negativa. Potrebbe così rendersi necessaria la cessione di un paio di pedine importanti (Donnarumma e Suso i maggiori candidati). Un’eventuale esclusione dalle coppe Europee, poi, non farebbe altro che aggravare il “quadro generale”, con eventuali ripercussioni anche sulle sponsor partnership e sul merchandising.

Per quel che concerne il rifinanziamento del debito nei confronti di Elliott stiamo assistendo a un momento di empasse. L’intermediario Merryll Lynch, incaricato di trovare un nuovo finanziatore, sta vagliando diverse opzioni ma nessuna di queste sembra a un passo dal concretizzarsi. L’obiettivo dichiarato della dirigenza resta quello di “liberarsi” dell’impegno nei confronti del fondo Elliott con largo anticipo rispetto alla scadenza di Ottobre 2018, in modo da scongiurare l’escussione del pegno sulle azioni rossonere. Infine la questione stadio: la dirigenza non si è espressa ancora chiaramente a tal proposito, facendo ventilare voci discordanti in merito. Ancora non è chiaro se la scelta prioritaria sia quella di uno stadio di proprietà (in un’area da identificare) o quella di procedere con una ristrutturazione (ed eventuale ampliamento) di San Siro, in coabitazione con i cugini interisti.

Questione campo

Il Milan si trova a -5 punti rispetto all’anno scorso e può vantare uno degli attacchi più sterili dell’intero campionato. Il tanto vituperato Carlos Bacca, attualmente in prestito con diritto di riscatto al Villareal, nella scorsa stagione aveva segnato tredici reti, pur giocando part-time: un solo gol in meno rispetto allo score totale raggiunto dal tridente Silva, Kalinic, Suso, fermo momentaneamente a quattrodici segnature. Usciti dall’Europa League in maniera abbastanza disarmante, dinnanzi a un Arsenal tecnicamente superiore, abbandonata poi ogni speranza di raggiungimento del quarto posto, per i rossoneri l’obiettivo ultimo resta l’ottenimento del sesto posto, l’ultimo utile per la qualificazione diretta alla EL. Il settimo significherebbe anticipare nuovamente l’inizio della stagione, facendo i preliminari per accedere alla competizione, mentre con l’ottavo (tutt’altro che scongiurato) ci sarebbe l’esclusione automatica dall’Europa. La finale di coppa Italia (con l’eventuale possibilità di disputare anche la Supercoppa Italiana) rappresenta pertanto una chance più unica che rara per raddrizzare una stagione quanto mai inferiore alle attese di tifosi e dirigenza stessa. 

Questione mercato

Nella settimana che anticipa il match che il Milan disputerà contro il Bologna, stiamo assistendo a un tam tam mediatico che coinvolge principalmente il DS Mirabelli, reo di aver portato a termine un mercato estivo che col senno di poi si è rivelato fallimentare. Basti pensare che i 230 Milioni spesi per l’acquisto di ben undici giocatori non sono serviti praticamente a nulla per migliorare il rendimento della stagione precedente né per avere una rosa più completa di quanto fosse prima. Individuare un solo e unico responsabile lascia tuttavia il tempo che trova, proprio come negli anni passati era approssimativo accusare soltanto Galliani, per una politica di gestione del club che complessivamente risultava non proficua. Le responsabilità, pur considerando che si tratta dell’esordio della nuova dirigenza, dev’essere condivisa tra tutti i membri della società, a partire dal presidente Yonghong Li e dal duo Fassone & Mirabelli. Del resto in pochi avevano manifestato a tempo debito (Settembre/Ottobre) delle rimostranze sul mercato estivo, mentre la maggior parte di tifosi e quotidiani erano inebriati dalla mole di acquisti effettuata, fino ad azzardarsi a parlare persino di scudetto.

Sarebbero bastate una minima conoscenza dei giocatori acquisiti e della mediocre rosa nella quale andavano a inserirsi, per intuire quanto fosse ianppropriato parlare di certi traguardi, misurando l’evidente divario rispetto a rivali come Juventus, Napoli e Roma. Il solo tra i nuovi acquisti ad aver soddisfatto in maniera “piena” le aspettative è Kessie: nonostante un andamento altalenante ha mostrato di possedere le potenzialità per essere un centrocampista di qualità e sostanza. Senza spingerci in classifiche di scarso rendimento si può tranquillamente affermare che tutte le altre pedine hanno offerto delle performance inferiori a quanto atteso (e pagato), in particolar modo i nuovi attaccanti. Sono queste tre questioni dalle molteplici sfaccettuare, che nel breve volgere di qualche settimana potranno e dovranno essere affrontate in maniera diretta e determinata, al fine di programmare per tempo la prossima complicata stagione sportiva.

Stefano I.

Ricercatore informatico ​affetto dal sacro fuoco rossonero. Scettico per precauzione, ​realista per vocazione ed ​​amante del genio per eccezione. Nato nel segno di Van Basten con ascendente Savicevic.