Suso: croce o delizia?

Arrivato in punta di piedi nel gennaio 2015, Jesús Fernández Sáez o semplicemente Suso è sicuramente il giocatore simbolo del Milan degli ultimi due anni. In maglia rossonera ha fatto registrare 15 gol e 24 assist ma soprattutto ha tenuto a galla la squadra nella stagione più complicata della storia rossonera. Anche quest’anno tutte (o quasi) le azioni da gol partono o si concretizzano tramite i suoi piedi.

Nonostante ciò, Suso non mette d’accordo tutti. I suoi critici, tra cui il sottoscritto, lo ritengono troppo evanescente e prevedibile: gioca solo col piede mancino rendendolo facilmente intuibile e perdendo spesso e volentieri un tempo di gioco; preferisce in primis la giocata personale tenendo il passaggio al compagno sempre come seconda opzione; si caratterizza per un solo tipo di finta e batte calci d’angolo che a fatica arrivano al limite dell’area di rigore. È evidente che, a meno che non ci si chiami Robben, queste caratteristiche in una squadra che vuole tornare grande possono diventare più dei limiti che delle risorse.

Ultimamente, con la cura Gattuso, sembra che il nostro Suso stia tentando di diversificare il suo repertorio: da un lato è migliorato in fase difensiva e il suo spirito di sacrificio sulla fascia non si può contestare, dall’altro prova spesso usare il destro e giocare per la squadra. Tuttavia, neanche Ringhio pare riuscire a schiodarlo dalla fascia destra consentendo così di sparigliare le carte e mettere in difficoltà l’avversario di turno: il modulo con esterni a piedi invertito inizia a diventare stretto e gli avversari cominciano a prendere le misure; nell’era Montella come seconda punta non ha inciso come nel Genoa di Gasperini mentre come mezzala di centrocampo non è sembrato avere i tempi giusti.

E allora qui si pone la domanda scottante: può un Milan vincente dipendere da un giocatore, seppur valido tecnicamente, che riesce a esprimersi solo con uno specifico schema e in una specifica posizione? Oppure varrebbe la pena di “sacrificarlo” per una tipologia di giocatore più eclettico?

Suso ha 24 anni, non tanti ma neanche pochi. Una riflessione sul suo futuro in rossonero andrebbe fatta: sicuramente, non vorrei essere nei panni di Mirabelli.

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.

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