Se Yonghong Li dovesse farsi una domanda e darsi una risposta, la domanda sarebbe “Perchè?” e la risposta sarebbe “Non lo so”. Forse si è già posto questa domanda e si è già dato la risposta, nella sua inviolabile intimità orientale. Noi di certo non lo sapremo nè oggi nè domani nè dopodomani, perchè mister Li Yonghong in pubblico non parla pressochè mai, quando proprio è costretto dal calendario, è solo per fare gli auguri di buon anno. E quando lo fa, ciò porta terribilmente sfiga, come il susseguirsi degli eventi di questo 2018 ha drammaticamente dimostrato. Molti di noi non immaginavano ci saremmo ridotti così. Quelli che vanno e vengono spesso dal futuro, invece sì, ci avevano messo in guardia fin da subito, lo avevano detto che sarebbe finita proprio così. Lo sapevano già prima che Kilpin fondasse il club rossonero.

Così quest’estate, invece che tutti al mare, noi tifosi del Milan andremo tutti al Tas, a sperare che le nuvole si possano diradare, che il verdetto si possa ribaltare, le notizie brutte si trasformino in buone e le chiappe scure in chiare. Come sempre equamente divisi fra inguaribili nostalgici ottimisti e razionali cinici pessimisti.

Losanna nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Chissà cosa ci dirà il tribunale sportivo di questa città, in cui un tempo visse Georges Simenon, noto scrittore di indimenticabili gialli e creatore di personaggi altrettanto indelebili (ricordate il commissario Maigret?). Morì nel 1989, curiosamente lo stesso anno in cui il Milan trionfava in Europa, aprendo un ciclo leggendario di vittorie. A breve sapremo l’esito di questa indagine… sportiva. Potrà essere a noi favorevole, oppure no. In ogni caso, come diceva Simenon: “Bisogna accettare la vita come viene. Lei è più forte di noi.”

Nils

Seguo spesso l'istinto. Ai tempi delle scuole elementari decisi di tifare Milan. Nell'autunno 2013 mi venne l'idea di creare questo sito (online dal primo gennaio 2014). A volte scrivo cose senza senso, perciò non prendetemi troppo sul serio.