Una debacle. Soltanto così di può definire una sconfitta per 4 – 1 contro un avversario che dopo aver fatto sfogare il Milan per i primi 20 minuti ha preso le redini del gioco e si è fatto pericoloso a ripetizione, mettendo in difficoltà la retroguardia rossonera, incapace di contenere gli attacchi manovrati di Immobile e compagni. Difficile trovare un giocatore milanista autore di una prestazione sufficiente, tranne il giovane Donnarumma, autore di un paio di interventi che hanno evitato un passivo ancor maggiore. Superfluo, quindi, analizzare le prestazioni dei singoli, se è vero che nessuno è riuscito ad offrire una prestazione degna di nota.

  • Il reparto difensivo difettava di affiatamento, si muoveva in maniera macchinosa e veniva rigorosamente messo in affanno dalla fisicità di Immobile e dagli inserimenti di Basta e compagni.
  • Il centrocampo, tranne i primi 20 minuti, ha perso immediatamente il comando della manovra, con Biglia, Montolivo e Kessie incapaci di contrastare lo strapotere di Leiva, Lulic e Savic.
  • In attacco i pochi palloni ricevuti sono stati giocati male e senza idee. A questo si aggiunge una totale mancanza di movimenti senza palla, con il solo Cutrone che accennava qualche vano tentativo per dettare il passaggio in profondità.

Al deprimente quadretto di cui sopra si aggiunge un allenatore che lascia perplessi, stante l’incapacità di dare un’impronta di gioco ad una squadra del tutto nuova, vero, ma con gran parte degli acquisti a disposizione già da tempo.

Adesso è il momento di non pensare alla cocente sconfitta e prepararsi al meglio per l’impegno di giovedì contro l’Austria Vienna. Nella speranza che il clima europeo possa aiutare una squadra smarrita a ritrovare il proprio cammino di crescita.

Stefano Iardella

Stefano Iardella

Stefano Iardella, ricercatore informatico affetto dal tarlo del Milan. Scettico per vocazione, amante del genio e dell'estetica. Lunatico e scorbutico a giorni alterni. Per accantonare le sconfitte rossonere... mi piace cullarmi con le magie di Van Basten e Savicevic.
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