france.pogba.franciaDi campionati Europei ne ho visti molti, a partire da quelli del 1968, che ricordo con piacere anche perché sono gli unici che abbiamo vinto. Analogamente, nel corso degli anni, ho apprezzato molti grandi giocatori. Se, come per gioco, provo ad immaginare le squadre partecipanti alla fase finale dei campionati europei come una classe di studenti, ricordo che nelle passate edizioni, c’erano molti più studenti da 8 in pagella, così come molti più studenti da 4. C’erano la Germania, la Francia, l’Olanda, anche l’Inghilterra, sebbene abbia raccolto meno rispetto al potenziale disponibile. Poi è venuta alla ribalta la Spagna con una generazione di giocatori eccezionale. E anche noi non eravamo messi male. Dietro, molto dietro, gli altri. La distanza tra i primi e gli ultimi era più netta e questa distanza era dettata dai fuoriclasse messi in campo.

In questo campionato europeo, sempre prendendo come buono lo schema della classe, vedo meno alunni da 8 e, conseguentemente, meno alunni da 4, perché il livello tecnico si è mediamente abbassato. Molte partite equilibrate decise nel finale. Due sole le vittore nette, con 3 gol di scarto. Molti pareggi, segno di un equilibrio più diffuso rispetto al passato. Pensiamo soltanto che il migliore giocatore del Continente è ancora Cristiano Ronaldo, che ha passato ormai la trentina, e nessuno, escluso forse Pogba, sempra poterlo insidiare in quella posizione. La circolazione furiosa di giocatori ed allenatori ha favorito la diffusione e la conoscenza di metodi di allenamento. Anche le nazioni meno evolute adesso hanno rappresentanti nelle Leghe di maggiore qualità e risonanza e quando tornano a giocare nelle rappresentative nazionali portano il loro contributo. A beneficiarne sono state le squadre di livello medio-basso che hanno evidenziato la crescita migliore : una volta esistevano le cosiddette squadre materasso, giocando contro le quali l’unica incognita era riuscire ad indovinare il numero delle reti che avrebbero subito. Nomi ? Lussemburgo, Malta, Cipro. Ora squadre materasso non esistono più ed è meglio non farsi ingannare dai nomi, perché si rischierebbero solo brutte sorprese. Islanda, Irlanda, Galles, Svizzera, Albania, Irlanda del Nord, ne sono la testimonianza. Il livello medio si è alzato, perciò adesso abbiamo molti meno alunni da 4 e molti più alunni da 5,5 tendenti al 6. Buone squadre che, nel corso della singola partita ed in giornata di grazia possono mettere in difficoltà chiunque. C’è da annotare, dopo molti anni, il risveglio dell’Ungheria. Persino l’indecifrabile Turchia, portatrice di un ricchissimo campionato, ha sperato sino all’ultimo di poter passare il turno. La formula a 24 squadre, con il ripescaggio delle migliori terze, se da un lato ha favorito l’abbassamento del livello tecnico, ha garantito partite incerte sino all’ultimo. E’ un campionato Europeo figlio dell’allargamento verso Est voluto da Platini, vedremo se Infantino andrà nella stessa direzione.

Di fallimenti veri e propri forse vedo solo la Russia. Verso l’alto, mancando ancora una nuova generazione di grandi Campioni, quelli con la C maiuscola, le Nazioni classicamente ritenute più forti faticano ad imporsi e a fare la differenza. Si conferma la Croazia, fucina ancora incompiuta di talenti, un po’ come il Portogallo. La Germania e la Spagna sembrano andare avanti per forza di inerzia, l’Inghilterra è il solito enigma e non sembra trovare chi mettere in panchina che possa sfruttare al meglio un buon potenziale, mentre la Francia non convince a pieno ma ha il fattore campo dalla sua. Che sia l’occasione per il Belgio, ricco di talento puro? Non ci sono più gli alunni da 8 o 9, in compenso ce ne sono molti da 7. Siamo e resteremo, secondo me, in un fase di buona mediocrità, con molti alunni intorno al 6,5, suscettibili di arrivare al 7, anche al 7,5 se si impegnano. Sarà ancora così per molto. In un Europeo siffatto, c’è spazio anche per noi, che schieriamo grinta, concentrazione, attenzione, tattica, spirito di gruppo. Se ci crediamo potremmo sorprendere.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio