Proviamo a tornare indietro nel tempo, a quest’estate, al mese di luglio. Ennesima stagione senza Europa, finale di Coppa Italia appena perduta, mercato al ribasso, passaggio di proprietà in mezzo al guado, squadra ed ambiente da ricostruire.

Si presenta davanti a noi un simpatico folletto che, a mo’ di Arcangelo Gabriele, ci annuncia che a Natale saremmo stati al quinto posto in classifica (ma con una partita in meno) e soprattutto avremmo già messo nel carniere la Supercoppa.

Ammettiamolo, avremmo solo riso di gusto.

E invece è successo, anzi sta succedendo. A volte, per risalire bisogna veramente toccare il fondo. Espulsi quegli elementi che guardavano solo sé stessi e non il gruppo, messo al comando della nave un nocchiero capace, giovane ma già pratico come Montella, dimostratosi molto abile anche nella comunicazione istituzionale.

Montella lavora a fondo e consolida la costruzione della spina dorsale nostrana, come nelle intenzioni del Presidentissimo, avviata già nella passata stagione e così appare segnato il solco della rinascita.

San Siro, in controtendenza rispetto ad altri stadi torna a riempirsi e ad animarsi, la curva si ricompatta e torna a sostenere la squadra anche nei momenti difficili, squadra che a sua volta gioca, si muove secondo idee e schemi semplici ma efficaci, reagisce, non si rassegna mai e, soprattutto, non si fa mai mettere sotto da nessuno, anzi, incarta e porta a casa avversari potenzialmente più dotati. Squadra che anche nella sfortuna dell’infortunio di Montolivo, trova il modo di ricavare insospettate energie nervose e una scarica di adrenalina positiva.

Il tratto distintivo, dopo molto tempo, è l’inversione di tendenza dell’età media più bassa in tutta la serie A. Un Milan, giovane, bello, sfacciato, sorridente, coraggioso, intraprendente, diverso anni luce da quello cupo e rassegnato delle ultime stagioni. Un Milan che non butta via la palla alla viva il parroco, ma la tiene, la scambia, la gioca, magari sbagliando, ma crea e non distrugge, un Milan che vuole ritornare a comandare il gioco e a dominare l’avversario, come nelle migliori tradizioni.

L’icona rossonera è inevitabilmente Gigio Donnarumma, campione predestinato, che fa apparire naturale quello che per i più sarebbe eccezionale. Gigio para, respinge, devia, guardando in faccia gli avversari non per umiliarli ma per ammonirli : guai a te se ci riprovi!

Insieme a Gigio tutti regalano momenti di gioia. Il fiammeggiante Niang di inizio stagione, l’imprendibile Suso con le sue piroette, il regale Romagnoli, l’insuperabile Paletta, il geometrico Locatelli, lo straripante Abate, il generoso Lapadula. Ecco di nuovo il Milan che piace alla gente, quello per il quale vale la pena di tornare a prendere freddo in gradinata. Ne avevamo bisogno e ne aveva bisogno il campionato Italiano.

Buon anno, Milan.

Egidio

Egidio

Sono nato all'epoca delle Olimpiadi di Roma, nella vita non faccio lo scrittore, né il giornalista, ma tutt’altra cosa che adesso non è utile descrivere né spiegare. Mi piace scrivere. Nel corso della mia vita, sin dall’epoca del liceo, credo di aver sviluppato una discreta capacità nel raccontare ed esprimere idee, concetti, ma soprattutto sentimenti e sensazioni. Tuttora, nella vita di tutti i giorni scrivo molto per lavoro. Sono innamorato del Milan dall’età di 8 anni e questo per merito di mio padre buon’anima, ahimè, volato in cielo pochi mesi prima della Stella del 10°. Mi firmerò con lo pseudonimo di Egidio. Come molti altri di voi, ho giocato a pallone (badate bene, “a pallone”, e non “a calcio”) a livello dilettantistico-amatoriale. Giocavo centravanti (adesso sarei “una prima punta”), la maglia rigorosamente era la numero 9 ed Egidio era il soprannome che i miei amici mi affibbiarono all’epoca dei fatti, ma vi assicuro che ho segnato più reti di quante ne abbia sbagliate lo Sciagurato. Ringrazio sin d’ora chi mi leggerà, chi mi apprezzerà, chi no, ma soprattutto chi, con educazione, mi contesterà : il peggior disprezzo è l’indifferenza. Ricordate che il Milan si discute, ma si ama. Ed io lo amo.
Egidio
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