Quando ho appreso della scomparsa di Davide Astori ho avuto qualche momento di shock, quasi di paralisi. Sono ritornato a rivivere velocemente quanto successo qualche mese fa quando mia mamma se ne è andata per sempre. Astori ha una storia diversa rispetto alla donna che mi ha messo al mondo, era un calciatore mentre lei un’impiegata, aveva 31 anni mentre lei 54, se ne è andato improvvisamente mentre lei dopo una lunga battaglia contro il cancro. Nonostante queste differenze, alla base di certi drammi, ci sono purtroppo degli elementi in comune ossia il dolore e la tristezza che coloro che hanno amato queste persone provano.

Alla fine Astori non l’ho mai conosciuto di persona, ma, da quanto ho potuto vedere in questi anni e dalle parole sentite da chi lo conosceva realmente, ho capito che tipo di persona fosse, un uomo serio, altruista, espressione di un calcio che in molti casi non c’è più. Lascia una moglie e una figlia piccola e questo, da ragazzo che ha perso la mamma, è la cosa che più mi ha fatto riflettere e soffrire nel momento in cui ho appreso la notizia. Lascia molti amici e compagni di squadra e non sarà affatto facile per questi ultimi entrare negli spogliatoi e vedere quell’armadietto vuoto oppure quella zona del campo non occupata da Davide. Farà effetto anche a noi, semplici tifosi, non leggere più Astori nelle formazioni o non citare più il suo nome nelle aste del fantacalcio.

Non ha mai giocato in prima squadra ma, anche noi, tifosi milanisti, sentiremo la mancanza di Davide. Il capitano viola ha infatti giocato nelle giovanili rossonere prima di intraprendere la carriera professionistica debuttando in serie A con la maglia del Cagliari e consacrandosi con la Fiorentina. Purtroppo le circostanze non l’hanno visto giocare con la maglia del Milan anche se, con il senno di poi, avrebbe potuto tranquillamente essere un vero rossonero, considerando quanto ha dimostrato dentro e fuori dal campo. Ma questi non sono né il momento né la sede per questo tipo di valutazioni.

Detto questo, caro Davide, spero tanto che anche lassù, o dovunque tu sia, tu possa continuare a giocare a pallone e ad essere quella persona e quel professionista che sei stato qui. Aiuta le persone che hai lasciato qui e che sentiranno troppo la tua mancanza. Ah dimenticavo, se vedi la mia mamma, salutamela, abbracciala da parte mia e dai, insegnale qualcosa sul calcio.

Ciao Davide

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.