L’inno inglese si intitola “God save the Queen”. Da ieri gli inglesi, o meglio i Gunners, potranno cantare “Referee saves Arsenal”, o magari salverà anche la regina. Si, perché il rigore assegnato sul finire del primo tempo agli inglesi è un qualcosa di scandaloso, un penalty del tutto inesistente.

Per carità, l’arbitro può sbagliare, il giudice di porta (ma serve veramente?) pure, ma, quando vedi che vengono presi certi abbagli, non puoi che dubitare delle loro capacità. Non abbiamo la controprova che, fosse finito il primo tempo sull’uno a zero per il Milan, i rossoneri avrebbero avuto chance di passare il turno, ma comunque almeno la possibilità di giocarmela in queste condizioni l’avrei voluta.

Ciò che più mi ha infastidito è stata però la plateale simulazione di Welbeck, un gesto atletico degno di un tuffatore olimpionico. Quando giocavo a pallone da ragazzino, vedendo certi tuffi, alcune persone urlavano “la piscina è più avanti!”. La scorrettezza mi turba ancora di più perché proviene da coloro (gli inglesi) che si credono superiori, che si ritengono modelli da seguire per lealtà, correttezza, stile, etc. Ho proprio ammirato ieri sera la loro onestà e la loro serietà. Congratulations lords!

E per non farsi mancare nulla, non era abbastanza infatti questo grande gesto di sportività, Mister Welbeck segna il rigore e si mette pure ad esultare. Eh sì Danny te lo sei proprio meritato, hai fatto goal grazie alle tue abilità da calciatore! Tania Cagnotto ti aspetta sul trampolino per la gara di sincro in vista di Tokyo 2020. In aggiunta anche Wenger, un vero monsieur francese, si mette a festeggiare per il goal. Eh sì Arsène, è un goal meritato!

La qualificazione probabilmente l’abbiamo gettata al vento all’andata, ma ieri avevamo creato una possibilità per giocarcela fino alla fine. Possibilità che però ci è stata tolta così, per un tuffo.

Cari inglesi, siete passati e quindi siete stati più bravi sul campo, ma in fatto di sportività e correttezza non siete affatto i maestri che vi credete di essere. Anche voi in certe circostanze siete come tutti, grandi opportunisti. Del resto come dice il mio caro nonno “ogni mondo è paese”, mondo british compreso.

Zuma

Marco Fumagalli, meglio conosciuto come Zuma, amante, filosofo ed esteta dello Sport in tutte le sue mille sfaccettature. Amo la palla tonda, quella a spicchi, quella ovale, le due ruote e tutto ciò che ci ruota intorno. Il mio nome lo devo anche a Van Basten anche se ho vissuto la mia adolescenza sotto le imprese di Carletto Ancelotti.

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