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Candidati alla panchina del Milan: Maurizio Sarri

Maurizio Sarri è nato in pieno inverno, il 10 gennaio. I nati il 10 gennaio, leggiamo su un sito, sono dotati di grande realismo, capaci di affontare qualunque avversità. Drastici nelle proprie opinioni, per loro è così e basta, prendere o lasciare. Possono essere accusati di rudezza e totale mancanza di diplomazia, ma ben raramente di disonestà. Ci sembra che per Sarri questa descrizione possa andar bene, allora nell’oroscopo qualcosa di vero forse a volte c’è.

L’attuale tecnico dell’Empoli, una delle squadre provinciali più sorprendenti del nostro campionato, è entrato nella corsa alla panchina del Milan a sorpresa, in un modo per certi versi simile a quello che lo ha portato a debuttare in Serie A all’età di 55 anni. Proprio quando sembrava fosse per lui troppo tardi. Un percorso anomalo, che inizia negli anni ‘90, quando il figlio dell’ex ciclista professionista Amerigo si divide tra la carriera di dirigente di banca e quella di allenatore di squadre di seconda categoria. Nato a Napoli nel 1959 e cresciuto poi a Figline Valdarno, è un uomo che vive di calcio 24 ore su 24. Inizia facendo una lunga gavetta nelle categorie minori con Stia (squadra di una frazione di Arezzo), Faellese, Cavriglia e Antella. Nel 2000 conquista per la prima volta la Serie D con il Sansovino. In quel momento, Maurizio Sarri compie la decisione più difficile della sua vita: sceglie di lasciare il posto di lavoro in banca per lanciarsi definitivamente nell’avventura del calcio. In tre anni porta il Sansovino dall’Eccellenza alla C2, vincendo anche la Coppa Italia di Serie D. Dopo un ottavo posto con la Sangiovannese in C2, si inizia a parlare dei metodi di lavoro e dell’ossessione per i calci piazzati di Sarri. Nel 2005 si aprono per lui le porte della Serie B, dove centra un piazzamento a metà classifica con un Pescara non certo ai suoi massimi storici, ripescato e costruito in pochi giorni di mercato. Dopo brevi esperienze con Verona, Perugia e Grosseto, torna nuovamente in C1 con l’Alessandria con cui arriva alla semifinale play off. Per Sarri, sembra l’ennesima occasione sfortunata. Un segno del destino che gli impedisce di mettere assieme la professionalità ereditata dal lavoro in banca (anche da allenatore, entra in “ufficio” alle 8 e ne esce alle 22) e la credibilità di un progetto tecnico nel quale poter imporre le proprie di idee di allenatore moderno. Quando a Sorrento nel 2011-12 rimedia anche il primo esonero da professionista in una squadra con la quale aveva iniziato la stagione, si sente sul punto di perdere la scommessa sulla sua seconda vita, quella calcistica. Però nell’estate 2012 arriva la chiamata di Fabrizio Corsi, presidente dell’Empoli. Evento che cambia il corso delle cose. Ad Empoli Maurizio Sarri trova il luogo ideale nel quale è possibile lavorare sui giovani, programmare e non vivere esclusivamente di risultati. Lì tutti i tasselli vanno al loro posto, anche se non da subito. Sarri porta in Toscana il suo 4-2-3-1, ma la squadra non va. Prova il 3-4-1-2, testa in allenamento anche il 4-4-2. Sta per gettare la spugna, ma prima di farlo si confronta con i giocatori. Nasce l’idea del 4-3-1-2, un modulo da lui in precedenza mai utilizzato. Si rivelerà la scelta giusta. L’Empoli è la seconda squadra d’Europa dietro all’Atletico Madrid nella speciale classifica da calcio piazzato per un’incidenza totale del 40%. Prova del fatto che Sarri sia uno dei migliori in circolazione nella gestione delle palle da fermo nonostante disponga di una rosa non particolarmente fisica. E a proposito di palle da fermo, il Milan da lui avrebbe di certo molto da imparare.

Metodo di lavoro. Il tecnico toscano ha l’abitudine di lavorare molto sulla preparazione degli schemi durante il ritiro estivo e di settimana in settimana ragiona esclusivamente sulle tre-quattro soluzioni da applicare a seconda delle caratteristiche dell’avversario di giornata. Viene costantemente relazionato dai suoi collaboratori e sceglie le opzioni migliori, riservandosi alcuni curiosi accorgimenti. Uno per tutti, per esempio, il fatto di aver dato a ogni schema il nome di un membro dello staff tecnico. I toscani inoltre hanno una percentuale di possesso palla del 53,6% e una dell’ 80% per precisione dei passaggi. Se ciò accade non è tanto perché vi siano dei valori tecnici di punta ai limiti dell’eccellenza, bensì per il lavoro e le scelte tattiche che si sono effettuate nel tempo. 

Potremmo definirlo un vero e proprio cultore del gioco del calcio. Il 4-3-1-2 del suo Empoli ne è la dimostrazione più lampante: una squadra ordinata, sistemata bene in campo, in cui tutti i giocatori sanno esattamente cosa fare. Ma il lavoro prosegue anche lontano dal campo. Ore e ore davanti al computer, ad analizzare dati e a rivedere immagini. È uno di quelli che bada al sodo, Sarri, che lascia all’apparenza il tempo che trova. Ed anche per questo non lo vedrete mai in giacca e cravatta. Il Don Pietro Savastano di Empoli (così soprannominato per la grande somiglianza con Fortunato Cerlino, il protagonista della serie televisiva Gomorra) si presenta alle partite con la sua tuta, come un allenatore vecchio stampo. Ma alla fine, come detto, è la sostanza che conta, e il suo Empoli sa decisamente il fatto suo.

I toscani si fanno ammirare per equilibrio, per le giuste distanze tra i reparti e per l’accurata preparazione nelle giocate. Quello di Sarri non è certo un calcio rivoluzionario, ma un prodotto al passo con i tempi che ha corrispondenze più nei grandi club europei di nostri giorni piuttosto che nella storia del nostro movimento calcistico. 

Ma l’Empoli non gioca un calcio tra i migliori di tutta la Serie A semplicemente sfruttando le palle inattive. È proprio il modo di stare in campo e di muoversi sul terreno di gioco a rendere la formazione di Sarri bella da vedere. Niente lanci lunghi o palle giocate con sufficienza, l’undici toscano sembra avere una mentalità da grande squadra, che la porta a fare tanto possesso palla in attesa che si apra il varco giusto nella difesa avversaria. Il lavoro dei quattro difensori, in questo senso, è importante, perché è proprio da loro che deve partire la manovra, tuttavia se dovessimo scegliere due ruoli fondamentali nell’idea di gioco di Sarri questi sarebbero senza dubbio il regista e il trequartista. Valdifiori è arrivato anche in nazionale e sui di lui ora ci sono gli occhi di molte squadre importanti.

L’Empoli in questi anni si è fatto notare anche per i tanti giovani talenti prodotti (quasi tutti italiani, come la maggior parte della rosa azzurra). Non sappiamo come saprebbe gestire, invece, una rosa composta in gran parte da giocatori di caratura internazionale, come quelli del Milan.


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