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Il 4-3-3: Zeman e dintorni

Oggi passiamo ad esaminare un po’ più a fondo il modulo 4-3-3.

Se vogliamo anche solo “parlare” di 4-3-3, non possiamo prescindere da Zeman e dai suoi insegnamenti.

Innanzitutto, come possiamo definire, alla Zeman, il 4-3-3?

Può sembrare strano, ma il 4-3-3 è “il modo più razionale per coprire gli spazi”, un modulo semplice ma organizzato secondo una struttura dinamica ed efficace.

Il modulo 4-3-3 nella filosofia zemaniana è quello che consente maggior copertura degli spazi per la formazione “spontanea” di numerosi triangoli che vengono a formarsi tra gli elementi in campo (la parola “Barcellona” vi dice nulla?). Vediamo di approfondire, reparto per reparto, le idee del boemo.

Il portiere.

Il portiere di Zeman gioca lontano dai pali, per poter essere un sicuro appoggio per i retropassaggi dei centrali in caso di pressing avversario. Deve essere abile con i piedi e saper stare sempre attento e in partita, per leggere molto bene il gioco avversario, dovendo resistere spesso a situazioni di inferiorità numerica.

Un portiere, stando all’attualità, come Neuer della Germania. Un libero con i guanti.

Questo perché, per Zeman, non esiste il “portiere” tradizionale, ossia quel giocatore fermo tra i pali che gioca soltanto con le mani. Il portiere zemaniano gioca spesso fuori dall’area di rigore, a ridosso dei difensori e, nell’avvio della manovra con palla a lui, raramente lo si vede lanciare lungo in quanto la palla “non si sa a chi andrà”. Ecco quindi che si predilige la manovra sul corto, possibilmente sui 2 difensori esterni.

La difesa.

Davanti al portiere giocano 4 difensori che, a differenza di come dicono molti profani, non giocano in linea perfetta ma, al contrario, sono predisposti a “mezzaluna” o se volete, a “semicerchio”.

I due difensori centrali sono molto alti per cercare il fuorigioco e tenere gli avversari lontani dalla porta.

I terzini invece sono dei fluidificanti a cui è richiesto di correre frecce sulle corsie laterali per costituire delle fonti di gioco offensivo. Questa disposizione serve a favorire la “messa in fuorigioco” degli avversari in quanto saranno solamente i 2 centrali a muoversi e fare un passo in avanti.

I due centrali di difesa non devono mai abbandonare la loro posizione e seguire l’attaccante avversario: se questi indietreggerà per fare uscire il centrale, lo dovrà prendere in custodia il centrocampista vertice basso dei tre di centrocampo.

In fase offensiva i difensori partecipano attivamente all’azione con sovrapposizioni e cercando il cross dal fondo la maggior parte delle volte.

Il centrocampo.

La linea a 3 è composta da un playmaker centrale, abile anche in interdizione e due centrocampisti con caratteristiche di incursori, che sappiano tamponare le azioni avversarie e proporsi con tagli tra la linea degli attaccanti ed i terzini.

Davanti alla linea di difesa a 4, si sistema un giocatore come vertice basso dei 3. Questi sarà il cervello della squadra in quanto tutte le azioni partiranno dai suoi piedi (molte volte in fase di contropiede è lo stesso attaccante centrale ad appoggiare la palla a questo centrocampista il quale la smista sull’ esterno e si fa ripartire l’azione). Gli altri 2 centrocampisti rimangono stretti in quanto solitamente nelle squadre di Zeman gli attaccanti esterni giocano molto larghi per aprire le difese avversarie e soprattutto pressare i difensori in fase di non-possesso palla.

I centrocampisti sistemati ai lati del perno centrale sono sempre portati all’inserimento e, grazie soprattutto ai movimenti e ai tagli degli attaccanti in grado di creare spazi, cercano speso di concludere da fuori area.

L’attacco.

La punta di diamante del 4-3-3 zemaniano è il tridente offensivo.

Ai tre attaccanti sono richiesti movimenti continui per non concedere punti di riferimento ai difensori avversari. Essi devono essere rapidi e di buona tecnica. Gli attaccanti esterni giocano molto larghi ed in fase di non possesso palla devono aiutare i centrocampisti mentre in fase offensiva devono essere molto rapidi e soprattutto, tramite i movimenti senza palla, riuscire a fare quei “tagli in verticale” di cui le squadre di Zeman sono maestre.

Non esiste un finalizzatore unico, ma il compito di concludere le azioni, “dipende dalla situazione che si crea in campo”.

Nella seconda parte di questo argomento cercheremo di descrivere i movimenti sul campo di una squadra che attua il 4-3-3 >>> vai alla II parte

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