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Si ricomincia, basta con le critiche preconcette

Eccomi qua, sono tornato. Pronto, fresco e riposato, per seguire di nuovo le vicende della nostra squadra del cuore. Domenica non è andata bene, è vero, tutti ci aspettavamo di meglio. Ma da qui a gettare l’acqua sporca con tutto il bambino ce ne passa. Pur non avendo giocato bene, abbiamo sofferto un’inferiorità numerica, alcune decisioni arbitrali a sfavore ed un avversario che, rispetto all’analisi che avevo fatto io stesso nel mese di luglio, è progredito molto sotto l’aspetto del gioco e della manovra. Ma siamo alla prima giornata soltanto. Visti anche gli altri risultati e i sorteggi della Champions ritengo ci si possa aspettare un campionato molto più equilibrato degli ultimi tre.

Il rendimento della Juventus è tutto da verificare dopo cessioni eccellenti, nuovi innesti e infortuni a catena. Inoltre, le sfide contro avversari di valore che dovrà affrontare oltre confine rappresentano in prospettiva un dispendio notevole di energie mentali e fisiche che la squadra di Allegri potrebbe pagare da qui a dicembre, tenuto conto che quello capitato ai bianconeri è un girone dove, senza demeritare, si rischia di arrivare persino quarti.

La Roma anche non se la passa bene. Oltre ai marziani del Barcellona (a proposito, se riesco, ho in mente di organizzare la visione della partita dal vivo…), il Leverkusen è avversario tosto e preparato, senza sottovalutare i disagi della trasferta in Bielorussia. Se le due favorite stanno così, c’è spazio e speranza per tutti.

Gli Intertristi sono rifatti come noi.

La Lazio ha una rosa ristretta e manca di una punta, il Napoli ha cambiato allenatore e modo di giocare. E anche loro, con la Viola, hanno l’Europa League che è peggio della Champions perché si gioca di giovedì, a parole tutti la vogliono (a maggio), ma nei fatti tutti la odiano (in autunno). Vedrete le sorprese (e le proteste…) che ci saranno.

Le squadre di seconda fascia emergono adesso ma poi torneranno nella loro dimensione. Dimentichiamoci record di punti e di gol. Quest’anno si torna sulla terra, 85 punti e il tricolore si prende. Ecco perché sarà importante non restare indietro adesso e non farsi intruppare nel gruppo. Ho già espresso il mio pensiero in passato. Siamo (intendo come calcio italiano) almeno un gradino (e che gradino…) sotto Spagna, Inghilterra e Germania. E forse tra un po’ anche Francia. Né la politica e la burocrazia permettono alle società che hanno idee e risorse da immettere di programmare il futuro. Il pallone è visto come qualcosa di cui si può fare comodamente a meno, non come una fetta d’industria e di mondo commerciale. Importante è sparare a zero sui giocatori e sui loro guadagni per acquisire meriti e notorietà, come se la colpa di quello che sta accadendo fosse del calcio. Populismo da zero euro.

Tutto ciò premesso, dobbiamo giocoforza segnare il passo ed occuparci delle cose di casa nostra nell’attesa di tempi migliori.

E allora, mi domando, perché rifiutare di comprendere che l’Europa e la Legge Bosman hanno depauperato la forza contrattuale delle società gonfiando a dismisura i costi dei giocatori e dando potere ai tanti Mino Raiola che girano il Mondo?

Perché rifiutare di comprendere che nessuna società italiana può, tanto meno se non viene messa in condizioni di riacquistare appeal, competere con i petrodollari di Al Khelaifi o di Abramovich, o con la solidità dei club spagnoli che vantano una fiscalità più favorevole e possono offrire ingaggi più alti ai giocatori, o con l’organizzazione dei club tedeschi?

Perché, allora in conseguenza di ciò, meravigliarsi se le società cercano alleanze tra di loro pur di cercare vie praticabili? Cosa c’è di male se Genoa e Milan creano un’asse di mercato e si scambiano giocatori? Perché meravigliarsi se Bertolacci viene valutato 20 milioni? Fa parte del momento storico, è così.

Pertanto, è inutile affermare che con i soldi Fininvest si poteva “comprare due Tizio a 10 anziché un Caio a 20” e che “Sempronio è una fregatura a quella cifra” e dare così la colpa a Galliani. Non funziona così il mercato, dovrebbe essere chiaro ormai, non siamo alla Vuccirìa di Palermo ad acquistare il pesce. Basta leggere i commenti specializzati ed ascoltare le infinità di programmi sull’argomento. A chi non piacerebbe avere in squadra grandi campioni? Peccato che i grandi campioni, quelli che ammiriamo in televisione, costano. Non solo, pretendono: organizzazione, strutture, professionalità, prospettive. Le abbiamo? Cosa offriamo?

Allora, teniamo i piedi per terra, smettiamo di sognare, la Champions ci aspetterà.

C’è un campionato intero da giocare, deve essere la stagione del rilancio ad alti livelli (nazionali). Regista o no, sono stati fatti investimenti importanti. Un allenatore con le idee chiare, difensori giovani e di prospettiva, un attacco forte e con molte varianti, a metà campo più quantità che qualità, ma siamo sicuri che si poteva fare meglio?

E non trascuriamo la Coppa Italia che da troppo tempo non ci vede protagonisti. Possiamo farcela, per i motivi che vi ho detto sopra. Non dividiamoci alla seconda giornata.

Voi che potete tifate anche per me. Forza Milan!


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