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Silenzio, luci, azione… Ciak, si gira!

Chi ha la mia età ricorda bene come in contemporanea all’inizio del campionato iniziasse la raccolta delle figurine Panini. E ricorderà anche il rito mattutino, prima dell’ingresso in classe, dell’acquisto delle magiche bustine dal giornalaio, della loro immediata apertura e l’inizio del “mi manca, mi manca, ce l’ho”. Bei tempi. All’epoca la Panini categorizzava i giocatori secondo quella che era la terminologia dell’epoca: così i difensori erano terzino destro, terzino sinistro, libero, stopper, ecc. E tra i centrocampisti si trovava quello che era definito “mezzala di regia”. Questi era un giocatore che non eccelleva in prestazioni atletiche, non essendo particolarmente dotato sotto l’aspetto fisico, ma che compensava questa carenza con il tocco di palla, il senso della posizione, l’intelligenza tattica, riuscendo nel gergo pallonaro dell’epoca “ a far correre la palla” (nonchè i suoi compagni) anziché sé stesso e con efficacia.

Negli anni ’60 fulgidi esempi di mezzala di regia li abbiamo nel brasiliano Dino Sani (Milan) e in Luis Suarez (Inter). Successivamente, negli anni ’70, Fabio Capello (Juventus), Francesco “Ciccio” Cordova (Roma, poi Lazio), Mario Frustalupi (Lazio), Eraldo Pecci (Bologna, poi Torino). All’epoca era impensabile che una squadra potesse prescindere dalla presenza della mezzala di regia, altresì detto “regista”.

Colui che funse da iconoclasta abbattendo questa figura mitica fu Giovanni Trapattoni che nel 1976, scambiò Capello con Benetti (con il Milan), Anastasi con Boninsegna (con l’Inter), avanzò Tardelli da terzino destro a centrocampo nel ruolo di mezzala e costruì quella Juventus che vinse Campionato (dopo un duello storico col Torino di Gigi Radice, 51 punti la Juve, 50 il Toro: come se adesso terminasse 100 a 99, tanto per intenderci) e Coppa UEFA l’anno dopo. E siccome bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare, quella vittoria è l’unica in Europa di una squadra totalmente composta da giocatori Italiani.

Trapattoni dimostrò che si poteva giocare (e bene) anche senza il regista.

Nel corso degli anni seguenti la figura della mezzala di regìa si è evoluta in senso meno specialistico del termine, talvolta sino scomparire, per dare spazio a giocatori di centrocampo più duttili ed intercambiabili e sicuramente più portati alla corsa. Solo per restare al Milan, non aveva mezzala di regìa il Milan Euromondiale di Rocco che aveva invece una grande mezzala di punta, Rivera.

Non aveva mezzala di regia il Milan di Liedholm del 1979, a meno di quando talvolta schierava Capello (al termine della carriera attiva).

Non aveva la mezzala di regìa il Milan Euromondiale di Arrigo Sacchi che portò da Parma Bortolazzi per poi accantonarlo e ripiegare (si fa per dire…) su Rijkaard.

Il Milan di Fabio Capello giocava con il doppio centrocampista centrale (Deasilly-Albertini) con Demetrio ad organizzare il gioco, a somiglianza del mascellone friulano. Albertini resta in sella anche con il Milan operaio di Alberto Zaccheroni, ma in coppia con Ambrosini.

Per rivedere un regista in maglia rossonera dobbiamo aspettare Carletto Ancelotti che convince Andrea Pirlo ad arretrare di 30-40 metri la sua posizione dando vita così uno a dei più grandi capolavori di tattica mai visti. Pirlo poi scompare con Massimiliano Allegri che in quella posizione predilige un giocatore con altre caratteristiche come Van Bommel.

Allo stato attuale, nel campionato Italiano, tra le squadre che lottano per le posizioni di vertice chi gioca con il regista?

La Juventus, perso Pirlo, ha riciclato nel ruolo Marchisio, un giocatore più portato alla corsa, all’inserimento e al tiro e non in possesso del lancio da 30 metri con cui Pirlo è uso ribaltare il fronte d’attacco.

La Roma non ha un regista, a meno che non si considerino tali Keita, De Rossi e Pjanic.

L’Inter non ha un regista, perché per Medel e Kondogbia vale il discorso fatto per i romanisti..

La Fiorentina non ha un regista, aveva Pizarro e non lo ha confermato.

Hanno un regista il Napoli, con Valdifiori, il Torino con Vives, ma siamo per ambedue su un livello buono ma non da Top Player, come si dice, e nel caso del granata, anche lì si tratta di un riposizionamento.

La Sampdoria gioca con Palombo (più un frangiflutti che una mezzala di regia) e il polpo Fernando, cioè un ennesimo esempio di doble pivote.

E’ la Lazio, seconde me, che ha l’unico regista degno di essere chiamato tale: Biglia.

Mastro Sinisa, a differenza di tanti, è l’unico a non chiedere un regista. Almeno sino ad ora. O almeno sino a che Montolivo (unico nella rosa con quelle caratteristiche) non sarà nuovamente abile ed arruolato e utilizzabile come tale.

Per concludere, non è scritto da nessuna parte che si debba giocare con il regista.

Perché lo dicono i fatti e lo dice anche la storia. I nomi che ho appena citato sono tali da eccitare la fantasia del tifo? Valgono (o valevano) un investimento importante in termini economico-finanziari? Rappresenterebbero una soluzione?

E non mi citate Verratti, Modric, Xabi Alonso e altri di quel (altissimo) livello, perché sono in squadre e in posizioni contrattuali per noi al momento irraggiungibili.

Questa disperata ricerca del regista per il Milan mi somiglia tanto alla ricerca dell’Araba Fenice, uccello sacro per Egizi e Greci, il cui mito si ritiene nulla più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio Sole.

E’ rimasta tuttora in voga la frase… L’Araba Fenice, che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Un po’ come il regista del Milan.


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