Tempi Rossoneri

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Le peculiarità del 4-4-2

DiEgidio

Lug 10, 2015

Fatte le dovute premesse, vediamo ora qualcosa sulla disposizione in campo dei giocatori e sui loro movimenti.

Come già specificato, il “4-4-2” (inteso come disposizione di base dei giocatori in campo prescindendo dai movimenti necessari in gara) risulta essere il modulo, a mio avviso, più rispondente alle esigenze di chi voglia essere concreto. Il 4-4-2 è il modulo esemplare per costruire il gruppo ed insegnare ad una squadra a muoversi come un organismo compatto e continuamente in movimento secondo meccanismi precisi. Ciò vale, ad esempio, per i dilettanti non dotati di profonde conoscenze tattiche. 

Graficamente, le posizioni-chiave dei singoli che si possono immediatamente notare in una squadra che si schiera con questo modulo sono:

  • le due linee di difesa e di centrocampo sono a semicerchio;

  • le due punte sono in asse per favorire gli inserimenti delle ali.

Si evidenzia una copertura più razionale e compatta degli spazi e questo per i seguenti motivi: 

  • risulta più semplice scalare in fase difensiva da una linea all’altra;

  • i raddoppi di marcatura (soprattutto sulle fasce in caso di pressing ad invito) vengono attuati con minor corsa possibile;

  • le zone di competenza sono facilmente individuabili non essendoci posizioni “miste”;

  • efficacissimo nelle ripartenze corte (da centrocampo, visto che i centrali una volta riconquistata la palla hanno a disposizione molteplici alternative soprattutto sulle fasce per l’avanzamento dei terzini laterali e per i movimenti della ali). Questo è tipo di azione se eseguito con rapidità porta molte volte al gol;

  • se applicato con una mentalità, aggressiva e offensiva, è il modulo più adatto alla gestione in gara di una squadra “corta”. 

Risulta quindi il modulo più idoneo per conseguire ottimi risultati in minor tempo possibile (ecco, vado sul sicuro!).

Detto ciò, aggiungiamo che i giocatori di fascia sono logicamente più avanzati e questo per due motivi: 

  • per applicare la diagonale difensiva su attacco laterale per quanto riguarda il reparto arretrato;

  • perché il pressing alto sulle fasce è meno rischioso poiché l’avversario dispone di un raggio d’azione di soli 180°. 

Le punte devono giocare molto in asse per favorire o applicare, ad esempio, lo schema dell'”uno va – uno viene”. Questo schema è molto adatto a chi dispone di una torre centrale.

Oppure si può sfruttare il lancio in profondità per la teorica “prima punta” che viene verso la palla facendo salire la linea difensiva avversaria, mentre la teorica “seconda punta” scatta in profondità sulla “spizzata” di testa del compagno. 

Per favorire l’inserimento delle ali si usa proporre l’asse del gioco nella fascia centrale del campo, per poi verticalizzare con un giocatore d’appoggio nello spazio vuoto creatosi sulle fasce laterali. I tagli (verso l’interno) delle due ali sono micidiali per le difese in linea impegnate su un attacco centrale. 

Altri concetti base da applicare sul campo sono:

  • lo SCALAMENTO (su attacco laterale): un giocatore, ad esempio l’ala destra, scala all’indietro in posizione del suo compagno di fascia seguendo in modo naturale il movimento omogeneo della squadra.

  • l’INTERSCAMBIO: attuando un continuo e sistematico movimento senza palla sulle fasce, i giocatori ni possesso palla hanno a disposizione sempre più alternative per indirizzare la palla e questo per favorire di un gioco dinamico, rapido ed imprevedibile. 

Questo determina che:

  • i raddoppi di marcatura nella zona in cui si trova la palla (c.d. “LATO FORTE”) avvengono con il percorso di minor spazio possibile, poiché in fase difensiva la squadra risulta più compatta e senza posizioni “ibride”;

  • le zone di competenza sono facilmente individuabili e questo aspetto è fondamentale dal punto di vista didattico, perché nell’applicare la zona il singolo deve in pochi secondi operare un ragionamento tattico rivolto alla palla e alla visione generale del campo. Dunque per allenare tale disposizione mentale è utile proporgli meccanismi assimilabili in maniera non complessa ma quasi spontanea;

  • sono più efficaci le cosiddette ripartenze corte. In tal caso, un corretto posizionamento dei due centrali di centrocampo permette un buon filtro e quindi un’immediata riconquista della palla in pressing. Infatti il centrocampo e la difesa, posizionati in maniera compatta, non vengono mai tagliati fuori dal gioco a meno di macroscopici errori di reparto o di singoli.

Il medesimo corretto posizionamento dei due centrali riempie lo spazio centrale (dove subire la verticalizzazione dell’avversario è molto pericoloso…).

Appena un centrale esce in pressing

  • viene “coperto” e affiancato dall’altro centrale; 

  • la linea difensiva sale rapidamente per chiudere ulteriormente gli spazi.

    Questo perché, come sappiamo, il pressing alto ed il fuorigioco sono causa ed effetto allo stesso tempo. Applicandoli con organizzazione e mentalità convinta inducono l’avversario a errori, passaggi azzardati, rallentamento della manovra, passaggio all’indietro, insicurezza psico-fisica. Ricordate il Milan di Sacchi quante volte costringeva all’errore l’avversario, anche di valore?

Concludendo, possiamo certamente dire che il 4-4-2 è certamente il modulo più adatto per la gestione di una squadra “corta”.


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