Meglio gufo che ipocrita

 Come in altre occasioni, dopo la partita di Champions League di mercoledì a Monaco di Baviera si è riproposta la querelle tra chi ha tenuto, per una sera, alla Juventus, pur non essendo juventino, e tra chi invece ha tifato ed esultato per il Bayern. Io, gufando, ho tifato Bayern. E tutti, meravigliati, a chiedermi “ma perché? Ma quelli sono Tedeschi…”. Perché non sono ipocrita. E non mi nascondo, perché sull’argomento ho sempre avuto le idee chiare.

Storicamente, siamo un Paese molto ancorato al periodo feudale. Perdurano rivalità e differenze in ambito locale, evidenti a volte sino al livello del piccolo Comune, o addirittura all’interno dello stesso, molto forti, e che vengono alimentate dalla tradizione. Siamo un po’ sempre gli uni contro gli altri, e questo, sotto sotto ci piace anche.

Provate a pensare alla rivalità tra Pisani e Livornesi, oppure a quella esistente tra i Contradaioli di Siena. Ogni Regione ha le sue che possono essere raccontate. Personalmente, credo nelle tradizioni, perché fanno parte della storia e del bagaglio di ognuno di noi, l’importante è che non siano fonte di violenza o discriminazione.

Tutto ciò inevitabilmente si riverbera anche nello sport, che si alimenta di quella energia positiva che serve per superare l’avversario, lo inimico sportivo, che hai di fronte. Non c’è gara senza avversario, non c’è avversario senza gara. Amici? Si, fino al fischio d’inizio….ma dopo, se posso ti batto.

Perciò, se alla televisione gioca la mia squadra, assumo un certo atteggiamento perché sono coinvolto emotivamente. Diversamente, sono certamente più indifferente, anche se comunque quella rivalità e quello spirito di competizione che, secondo me, sono alla base di ogni manifestazione sportiva rimangono. Chi è mio avversario la domenica, come fa a non esserlo il mercoledì? Improvvisamente, però, tutto ciò dovrebbe scomparire, come d’incanto. Tutti sotto la stessa bandiera? No, per favore. Non riesco, in occasione di eventi come quello di mercoledì, ad ammantarmi di un cosiddetto “patriottismo” di circostanza e tifare Juventus.

Siamo nel Paese dove gioca la Nazionale e viene fischiato l’Inno di Mameli.

Siamo nel Paese dove le parole dell’Inno di Mameli vengono cambiate.

Siamo nel Paese dove si permette che all’Inno di Mameli venga sostituita una canzonetta da juke-box.

E allora, dov’è il patriottismo?

C’è differenza tra il tifoso e il Dirigente sportivo. Al tifoso non interessa del ranking UEFA, dei diritti televisivi o dei posti in Champions League degli anni a venire.

Il tifoso è un partigiano, “un uomo di parte”. Ribadisco, per me lo sport è rivalità e competizione. Giocava la Juventus? Bene, se ne erano capaci, vincevano. E dopo avrebbero potuto festeggiare, perché ne avevano diritto perché lo sport (qualunque sport) è fatto così.

Credete che a Dortmund l’altra sera tifassero Bayern? Credete male.

Perciò, abbiate la compiacenza di non chiedere di tifare o addirittura esultare se la Juventus vince, perché la Juventus non è di tutti, appartiene solo ai suoi sostenitori.

E non si può tifare per ciò che non ci appartiene.

Perché se la scelta è tra essere ipocrita ed essere gufo, ora e sempre preferisco essere gufo.

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