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La doppia identità di questo Milan

Ad un’attenta analisi delle prime undici giornate rossonere la prima cosa che salta agli occhi è la doppia faccia di questa squadra, una sorta di doppia identità che la accompagna sin dall’inizio della stagione.

Innanzitutto per la prima volta negli ultimi anni la società pare aver trovato compattezza e unione di intenti. Dalla nomina di mister Inzaghi in poi è stato tutto un susseguirsi di parole quali “entusiasmo”, “spirito ritrovato”, “il ritorno del vero Milan”, ecc… Galliani e Barbara sembrano abbiano trovato la formula magica per convivere sotto la benedizione del presidente Berlusconi, ora come non mai entusiasta di questa squadra e di questo mister. “Scendendo sul campo” i giocatori sembrano veramente uniti e più che contenti di far parte di questo gruppo, un vero gruppo che ha riscoperto il valore della maglia e delle regole di Milanello. Tutti questi sorrisi e questo miele pare debbano necessariamente fare da contorno ad una squadra destinata a dominare il campionato, ed invece ecco l’altra faccia di tutto ciò. Il Milan occupa un anonimo settimo posto, ha finora collezionato 17 punti in 11 giornate, con tre pareggi ed una sconfitta nelle ultime quattro giornate, dove ha mostrato una repentina quanto preoccupante involuzione di gioco. In sostanza Inzaghi non sta facendo molto più di Seedorf o dell’ultimo Allegri.

Dagli entusiasmi dirigenziali arriviamo così alle vicende tattiche, dove il Milan un po’ Jekyll un po’ Hyde si mostra in modo ancora più eclatante. Fino a qualche settimana fa Inzaghi continuava ad ostentare il miglior attacco del campionato, che nelle ultime giornate è rimasto a secco ma che con 20 gol comunque occupa un dignitoso terzo posto, al di sotto solo di Juve e Lazio, a pari merito con il Napoli e addirittura al di sopra della Roma. Le dolenti note arrivano ai gol subiti, ben 16 al pari del Chievo terz’ultimo e una delle più battute della serie A. Non si può certo parlare di squadra “zemaniana”, nonostante i dati dicano questo: al contrario Inzaghi ha cercato di impostare una squadra attenta in difesa e che sfrutti al massimo le ripartenze veloci degli attaccanti.

La mancanza di equilibrio di questo Milan è dovuto soprattutto ad un centrocampo mediocre, dove De Jong è costretto a fare il regista nonostante le sue qualità non glielo permettano, dove non c’è nessun giocatore di qualità che emerga, dove si è costretti a riproporre un Essien ormai ex giocatore. Bonaventura e soprattutto Saponara non sembra abbiano risolto tale problema che ha radici molto profonde e che riesce a porre in secondo piano anche un altro grave problema, quello dei centrali difensivi. Accanto ad Alex, che pare il titolare inamovibile, si sono avvicendati tutti i difensori in rosa, eccetto Zaccardo, senza arrivare ad una soluzione affidabile. Se siamo costretti anche a rispolverare Mexes, ormai fuori rosa, in un match delicato come quello con la Samp qualcosa significherà pure. Speriamo solo che i tanto sorridenti “piani alti” riescano prima o poi ad accorgersi di tali punti deboli, che attanagliano ormai la squadra da anni…


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