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Ora è caccia al colpevole, ma la realtà è un’altra

Sembra di assistere ad uno scherzo di pessimo gusto, eppure non c’è nulla di irreale: domenica il Milan ha subito la più grande umiliazione della sua storia recente, equiparabile alla clamorosa sconfitta con la Cavese risalente agli anni 80. Abbiamo perfino dovuto subire lo sfottò di coloro che non dovrebbero fare altro che starsene in silenzio; abbiamo dovuto subire l’ironia di giocatori abbastanza sufficienti da sembrare eroi con piccole squadre che lottano per la salvezza ma che nel Milan, nel vero Milan, a stento avrebbero fatto panchina.

Caccia al colpevole – Siamo qui ora a leccarci le ferite, a sentire parole quali “vergogna”, “umiliazione”, “fallimento”, cercando qualche colpevole verso cui puntare il dito. Montella e il suo staff hanno messo in piedi una preparazione atletica disastrosa, la difesa a tre non può reggere; Fassone e Mirabelli non hanno esperienza per gestire un grande club; i cinesi sono delinquenti, truffatori, forse addirittura non esistono nemmeno. E cominciamo già a sentire qualche mugugno nei confronti del povero Gattuso.

La realtà dei fatti – Inutile nasconderci, meglio guardare in faccia alla realtà: siamo diventati una provincialotta che lotta per un posticino nell’Europa di Serie B, e per conquistarlo dovremmo sputare sangue, al pari di Atalanta, Torino, Fiorentina, forse Chievo e Bologna. Ma davvero è stato Brignoli a ridurci in questo stato? Davvero sono stati Fassone e Mirabelli o i cinesi? Secondo il mio modesto parere il Milan, il vero Milan, è morto nel 2012 (non lontanissimo dal famoso “lodo Mondadori”), non certo oggi. Smettiamola di essere accecati dai 30 trofei portati a casa, e guardiamo in faccia alla realtà. 


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