Tempi Rossoneri

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Come ogni maledetta domenica…

DiEgidio

Feb 23, 2015

Come ogni maledetta domenica (o sabato, o venerdì, o altro giorno della settimana), all’orario per destinazione, sono davanti alla tivù : gioca il Milan. In piedi, mai seduto, appoggiato al bancone del mobile bar. In realtà, sono qui ma vorrei essere lì, scarpini ai piedi, ma non si può avere tutto dalla vita. Mi fa compagnia il bicchierino di amaro post-prandiale, nella speranza che non serva ad ingoiare altri bocconi amari.

Mentre scorrono i preliminari pre-partita, le formazioni ufficiali tolgono gli ultimi dubbi : Abbiati in porta e si sapeva, in difesa Bonera si rimette dove fa meno guai, al centro no Alex, ma Bocchetti, a metà campo rientra il Monto e sulla trequarti c’è Bonaventura, mentre Menez deve svariare su tutto il fronte d’attacco per dare spazi a Destro. Destro che avrebbe dovuto fare l’Immobile, ma si muove e immobile non è. In panchina i figli di Abbiati, con Pippo che ha l’espressione di chi è stato fermato sulla tangenziale senza patente, con l’assicurazione scaduta e dopo essere passato col rosso. Ennesimo ritorno al 4-3-1-2, in verità un po’ atipico viste le caratteristiche di Jack. Tranne il 5-5-5 di Lino Banfi e il modulo a farfalla, le abbiamo tentate tutte. Mentre le squadre si schierano, su San Siro compaiono le sagome di Kakà e Boateng, trequartisti degli ultimi Milan scudettati : sembra un segno del destino, che si possa e si debba giocare solo così?

Degli avversari c’è da temere monsieur Defrel, dal tiro al fulmicotone e il furetto Brienza, che ci purgò l’anno scorso a Bergamo. Dicono che sia bravo Krajnc, un difensore, ma non è schierato, vedremo. Il resto, nessuno me ne voglia, è ordinaria e dignitosissima amministrazione. Se la terza della serie B, salita dopo spareggio con il Latina (quest’anno a rischio Lega Pro…) è candidato alla retrocessione, significa che ci sono da rivedere i meccanismi per salire in A. Ha un senso giocare sempre da penultimi?

San Siro (lo stadio…a proposito, ci sarà occasione per parlare anche di quello) è come spesso di questi tempi desolatamente vuoto. In tribuna il redivivo ElSha e Gullit che dimostra come il tempo passi per tutti, anche per gli Dei.

Si comincia. Mettiamo il Cesena alle corde, 2-3 angoli in poco tempo e sul secondo Poli la mette in rete dopo che Leali ribatte che peggio non si potrebbe. Ma all’arbitro sembra che la passeggiata di Destro sia di ostacolo all’azione e cancella tutto. Nel dubbio, non è per noi. La partita piano piano si equilibra e si dipana, Antonelli appare ispirato, Bonera si propone col piglio di Djalma Santos, De Jong randella in mezzo al campo solidale con i tifosi del Feyenoord, Bonaventura fa il gattone e corre col cervello, non solo coi piedi, mentre Poli corre ma in ogni dove e imposta. Menez si accende a intermittenza come le luminarie del’albero di Natale ma quando lo fa è un bel vedere e se la palla transita dalle sue parti, allora può succedere di tutto. Loro ringhiano e rinculano, e come spesso accade, contro le difese schierate fatichiamo. Accade però che Monto fa il recuperator e sull’asse Menez-Bonaventura, Jack piazza un fendente a pelo d’erba che batte Leali. E vai!

Si riparte, loro non sembrano essere molto pericolosi, Cerci e Pazzini osservano a bocca aperta dalla panchina, e Destro si dispera per l’assenza di buoni palloni sbracciando come un naufrago. Mentre in tribuna Galliani ed il figlio disquisiscono di tattica a parametro zero, all’imbrunire della prima frazione, il carneade De Feudis, vuole timbrare il cartellino, sfrutta un lancio del furetto Brienza e tira a colpo sicuro, ma Sant’Abbiati che stava consultando l’estratto conto dell’INPS ci fa andare negli spogliatoi in vantaggio.

Secondo tempo, toh, c’è anche Destro che tira alto da fuori area. Loro non mollano e nemmeno noi : sull’asse Bonaventura-Menez si dipanano le migliori occasioni, in una Menez potrebbe fare meglio, in un’altra Jack tira sul palo su cross di Geremia : dannazione, se fossimo stati primi in classifica e sul 4 a 0 avremmo segnato. E’ una vecchia legge, la fortuna ce l’hai quando non serve.

I romagnoli nella loro umiltà e modestia si dannano l’anima e le tentano tutte per infilzarci : Djuric viene murato da Antonelli e Rami spazza a porta quasi vuota. Le squadre sono più lunghe e si susseguono i falli da stanchezza. La squadra adesso ha paura e si vede, spunta il braccino corto, prevale l’individualità a scapito della collaborazione perché ci si muove meno e chi ha la palla ha meno opportunità di scarico. Loro la buttano in caciara e Antonelli spazza via alla viva il parroco davanti ad Abbiati. Entra Pazzini ed esce Destro, serve tenere palla sulla loro trequarti. Da dieci minuti imploro l’uscita di Montolivo in debito di ossigeno e Pippo mi ascolta mettendo Van Ginkel. Impreco ancora e borbotto perché soffriamo troppo. Nel frattempo, Pazzini manda alto su lancio verticale di Menez, e lo stesso francese che ha visto Weah contro il Verona nel 1996, per emularlo, così parte coast-to-coast ma al momento di servire al centro dell’area non è abbastanza lucido. Poi ancora Bonaventura-Pazzini, esterno della rete : ci siamo! Ancora una buona ripartenza Pazzini-Menez, che tira alto. Nel frattempo, ElSha è su WhatsApp e questo ci conforta. Lo spompato francese lascia spazio a Cerci che dovrebbe dare fiato alla difesa con le sue folate offensive. Su una di queste e relativo calcio di punizione del sempre lucido Bonaventura, in mezzo all’area l’amoroso abbraccio di Carbonero ad Antonelli consente a Tommasi di dire che è rigore quando arbitro fischia e la botta centrale di Pazzini non da scampo a Leali. Dai, manca poco e forse vinciamo. Mentre Poli e Brienza si mandano reciprocamente a quel paese, ancora su lunga punizione di Bonaventura, Rami calcia di sinistro e la palla passa lungo tutta la linea di porta.

E finisce così, ripartiamo da questo 2 a 0, come con l’Udinese e con il Napoli. Il freddo dell’inverno speriamo sia terminato e così il letargo dell’orso rossonero. Nel girone di andata dopo le stesse partite avevamo 8 punti, adesso ne abbiamo 7. Tiremm innanz, perché tutto è perduto, fuorché l’onore.


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