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La Divina Commedia rossonera

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.

Quando abbiamo studiato queste parole, mai e poi mai ci saremmo immaginati che un bel giorno potessero benissimo adattarsi alle attuali vicende della nostra squadra del cuore.

E adesso, a rileggerli ci viene persino il dubbio che il Sommo Poeta sia stato il primo milanista della storia.

E sì, perché ad una seppure superficiale interpretazione di questi famosi versi, potremo dire che nel corso del nostro essere tifosi (il cammin di nostra vita) assistiamo nostro malgrado ad una serie di campionati senza alcun reale interesse per noi (mi ritrovai per una selva oscura) e, soprattutto, non comprendiamo come mai non si riesca a venirne fuori bene, quasi come avessimo perduto il senso dell’orientamento (che la diritta via era smarrita).

Nel corso della settimana che si sta concludendo abbiamo assistito ad altri episodi della Divina Commedia rossonera di quest’anno : Inzaghi esonerato…no, no, Inzaghi resta…no, lo cacciano e Tassotti prende la squadra…ma no, ma no..Tassotti si è stancato e si dimette…vedi che torna Seedorf…no..no…Brocchi, Brocchi, vedrai che tocca a lui.

Perfetto, avanti così, tutti insieme disordinatamente.

Essere tifosi non significa avere abdicato all’uso del cervello. Prima e dopo la partita, dobbiamo sempre conservare la nostra indipendenza e il nostro spirito critico, poi quando fischia l’arbitro e si comincia, massimo sostegno.

Ma adesso ancora non ha fischiato ed allora, provo a ragionare a dare un senso (se possibile) a quello che osservo.

Osservo una società colpevolmente assente. Il Grande Capo si è fermato agli hip-hip-urrà, la signora A.D. pensa al marketing e il signor A.D. viene lasciato solo a gestire l’ordinario, forse perché ritenuto il principale colpevole della situazione attuale, perciò “tu hai voluto così e adesso tirati fuori dai guai da solo”. Siamo arrivati addirittura alle lettere di richiamo…la prossima mossa saranno gli avvisi di garanzia?

Osservo una squadra che cerca disperatamente un motivo valido per tirare avanti sino alla fine della stagione e che non sa se colui che sta in panchina sarà tale oltre la prossima partita.

Osservo un allenatore sinceramente innamorato dei colori sociali cui ha dato tanto e dai quali ha ricevuto tanto, da portare la croce quasi rassegnato non potendo più cantare. Un allenatore bravo (ma con i ragazzi), bravo magari domani o dopodomani, ma forse troppo acerbo per gestire un gruppo di vecchi marpioni alcuni dei quali suoi colleghi fino a l’altro ieri. Una volta l’allenatore faceva la gavetta, iniziando dalle serie minori e andando a mangiare pane nero in provincia. Adesso, maledetti siano il Barcellona e Guardiola, tutti credono che passare dal campo alla panchina sia come bere un Crodino.

Osservo una serie incredibile di infortuni muscolari, a questo punto non casuali. Essendo arcinoto che ai giocatori piace giocare ma non allenarsi (Zeman docet) mi viene in mente che forse l’allenatore di cui sopra possa aver optato per una preparazione blanda per ingraziarsi i favori dello spogliatoio. Andreotti diceva che a pensare male sui fa peccato, ma spesso ci si prende. Faccio peccato?

Osservo giocatori forti, presi per rinforzare la squadra, accolti come Salvatori della Patria, alla disperata ricerca di se stessi e con lo sguardo perso nel vuoto.

Osservo uno stormo di avvoltoi battenti bandiere varie (libanese, messicana, thailandese) che volteggiano sorridenti in attesa di potersi accaparrare la gustosa preda. Bravi, complimenti, vendiamoci pure il Milan, dopo ci sono rimasti il Colosseo e poco altro. Gira il mondo gira, cantava Jimmy Fontana e infatti il mondo gira e forse adesso è il nostro turno di dover fare gli schiavi.

Nel frattempo, tra una elucubrazione e l’altra, è sabato sera e, per fortuna, si parla anche di pallone. Ci tocca il Verona. Voi direte, figurati, che impegno. Invece, dico che è un impegno anche il Verona, visto come siamo messi specie in mezzo al campo. Quando pensavamo di esserci dati, finalmente, una sistemata con un centrocampo possibilmente titolare, becchiamo la solita raffica di infortuni, ed ecco che Pippo si trova costretto ad arretrare la certezza Bonaventura, a riproporre quella sagomaccia di Muntari (si accettano scommesse su quanti minuti trascorreranno sino alla prima salva di fischi…)al fianco del maratoneta Poli. Ho provato a chiamare Milanello, per propormi al posto del Ghanese, perché sono certo di poter giocare almeno come lui, anche con le ciabatte, ma la linea era sempre occupata. Spero però non ci sia più occasione di chiamare.

Dietro, ennesima coppia centrale di fatto Mexes-Paletta, Bonera ed Antonelli fanno i laterali, Diego Lopez rientra. Davanti, Cerci il cui account Twitter è stato oscurato da Anonymous, cercherà di scoprire se Pazzini è destro o sinistro, mentre Menez sarà il nostro anarco-trequartista.

Loro sono guidati da Toni e in difesa non hanno Marquez ma Marques. Il resto? Noia.

Si comincia, noi manovriamo per cercare l’imbucata attraverso le invenzioni di Menez, loro fanno poche cose ma cercano di farle bene. Sulla destra sfondano un paio di volte con Sala e Jankovic e ci fanno paura. Poi l’impresentabile Muntari ne combina una delle sue stendendo Ionita : è rigore, no way out. Toni segna col cucchiaio.

Noi reagiamo ma il migliore attaccante è (purtroppo) Mexes che tira due volte, una sfiorando il palo. Purtroppo perché Pazzini assomiglia tremendamente a Robinson Crusoe ma senza Venerdì. Però Mexes ha il merito di farsi buttare giù su azione d’angolo e allora Menez su rigore rimette le cose a posto. Ripresa. Cerci si invola in area, mette al centro, Mexes (ancora!!!) batte e ribatte e la infila con la collaborazione di Marques. Adesso, vedrai, andiamo lisci come l’olio. Si, di ricino. E infatti comincia il mal di pancia. Loro vengono giù rabbiosi e guadagnano metri che sembrano il Real Madrid, noi li guardiamo venire avanti. Non sappiamo gestire il vantaggio e soffriamo, a metà campo sbagliamo troppi passaggi (e ti pareva) e soprattutto Muntari (e ti pareva) appare un pesce fuor d’acqua. Sta di fatto che loro ci credono e il bradipo Tachsidis ci spaventa colpendo la traversa. Pippo fa una scelta conservativa togliendo Pazzini e mettendo Bocchetti. Ma benedetto Dio, siamo in casa e vinciamo uno a zero! Manco fossimo in 10 contro 11.

Il tempo passa e ci stiamo credendo, nonostante tutto…ma siccome in cauda venenum, l’arbitro concede 5 minuti di recupero e mentre le lancette stanno facendo l’ultimo giro, un rimpallo al limite dell’area manda Lopez solo davanti a Lopez. No, non è un errore, è il pareggio.

Finisce così, con gli ennesimi due punti gettati dalla finestra per non dire di peggio.

Mentre forse al nostro peggio non c’è mai fine. Non so dove siamo in classifica, ma non mi interessa, e meno male che il Cagliari ha perso. Ha un senso tutto questo? Ne parliamo in settimana, mentre attendiamo il passare della notte. Sarà la notte dei lunghi coltelli?


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