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Nel mare azzurro in tempesta c’è anche chi pensa a tingersi la cresta

Il naufragio dell’altro ieri assomiglia tanto al naufragio di quattro anni fa, quello del ridicolo Lippi bis. Cambiano i tecnici, ma non la figuraccia. Cala il sipario, ma agli errori, anche dopo la partita, non c’è mai fine. Dopo la disfatta infatti la fantasia aumenta e chi può farlo mette in mostra tutte le proprie abilità nell’arte di accampare scuse, arrampicandosi sugli specchi di un calcio italiano in crisi. Si è sbagliato e basta, dal tecnico ai giocatori, sono stati commessi una serie di errori imperdonabili e nessuno, nemmeno il massaggiatore, era adeguato alla situazione. Gli uomini per fare meglio c’erano. Quel che è mancato è stata la capacità di far funzionare le cose, di mettere insieme 11 giocatori affamati di vittoria. Senza andare troppo lontano a cercar talenti nascosti nei meandri della serie A, forse sarebbe bastato dare più spazio a chi di talento ne ha in abbondanza e ha dimostrato per tutta la stagione di essere al massimo della maturazione calcistica: Cerci, per fare un nome. Anche mettere titolare Verratti con la Costarica, invece di uno spentissimo Thiago Motta, magari avrebbe aiutato a non complicarsi la vita. Vero Prandelli? Tra l’altro, Cesare, eruttare improvvisamente come un vulcano su Balotelli, dopo avergli dato fiducia per tre partite, suona quantomeno strano. O no?

Questo è il momento perfetto per assumersi le colpe, fare autocritica e ammettere i propri errori. Ma c’è spazio per tutti, anche per chi vuole salire in cattedra ad elargire pillole di saggezza e consigliare le linee guida della gestione futura. E poi, come sempre, c’è quello che non ha capito niente e cosa fa? Si tinge i capelli d’oro.


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