Rossonero d’autunno, incubi, sogni e déjà-vu

 Un anno fa, più o meno in questo stesso periodo stagionale (mancavano poche ore ad Halloween) il Milan era al terzo posto fra le squadre più in forma: solo Inter e Juventus erano riuscite a raccogliere più punti dei rossoneri nelle ultime cinque partite disputate. Per il Milan una differenza importante era rappresentata dalla presenza nelle coppe europee. Infatti oltre al campionato aveva giocato qualche partita contro squadre europee non certamente eccelse, tutti impegni che comunque erano serviti a fare una selezione qualitativa, a cementare le convinzioni di Gattuso e ad affinare un minimo di intesa fra i giocatori. A mio parere proprio questa mancanza, invece di avvantaggiarci come molti pensavano, in queste ultime settimane ha fatto risaltare le lacune di un gruppo ancora poco coeso, con qua e là qualche corpo estraneo difficile da inserire (vedi Rebic).

Un anno dopo e due allenatori in più, eccoci qua a disperarci, elemosinando i pochi punti che ci consentono di stare appena sopra alla zona retrocessione, il tutto malgrado la squadra sulla carta sia più forte di quella passata.

La macchina del tempo. Ce l’abbiamo, allora usiamola  –> Fine ottobre 2017. Due anni fa, invece, stavamo per affrontare la Juventus di Allegri che non era nemmeno capolista. Sarebbe poi finita 2 a 0 per i bianconeri con doppietta di Higuain. C’erano già i vari Rodriguez, Borini, Calabria, Kessie, Biglia, Calhanoglu e tutto ruotava intorno a Suso, che all’epoca ancora riusciva a fare la differenza, sebbene sporadicamente (come accadde contro il Chievo, per esempio). Anche allora si palesava una certa difficoltà a far gol: i rossoneri non riuscirono a farne neanche uno a Sampdoria, Roma, Genoa e appunto Juventus. Per dirla tutta non ci riuscirono neanche con l’AEK Atene in coppa. In avanti c’erano Kalinic, Andrè Silva, Suso.. insomma avete capito. L’esonero di Montella era quotato a 4,00. La Gazzetta dello Sport titolava “Milan – Genoa ultima chiamata per Montella“. Sembra tutto un infinito déjà-vu, vero..?

Tre autunni che se pur diversi hanno in comune la volatilità degli umori e dei commenti di tifosi, web e carta stampata. Un anno fa qualcuno già mugugnava che Gattuso non fosse all’altezza, adesso spopolano gli hashtag #Pioliout #SusoOut #ElliottOut. I tifosi che già erano stanchi nel 2018, sono adesso sfiniti. C’è chi suona il clacson, chi da tempo se l’è rotto, chi urla, chi bestemmia, chi prega in silenzio, chi ogni fine settimana va allo stadio e paga imperterrito il biglietto, per essere puntualmente umiliato, sportivamente parlando.

Adesso la situazione è tale che non c’è neanche bisogno di annusare l’aria, l’odore di sangue è fortissimo in ogni dove. E ovunque si formano gogne mediatiche, branchi di iene affamate, gente che storce il naso e che lo aveva detto. Gli avvoltoi si alzano in volo e già puntano le prossime carogne. Fanno il tifo per la morte, in generale. Può essere la morte di un sogno, un progetto, un’illusione. Spesso si augurano la fine dei loro stessi sogni. Per capriccio, per cinismo, per pessimismo congenito, per totale mancanza di ottimismo, di fiducia nel prossimo, di speranza.

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