Imparare la storia ci aiuta a leggere il futuro

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piolistefano

Successivamente all’esonero di Allegri (25 gennaio 2014, Sassuolo-Milan 4-3) che dopo lo scudetto del 2010-2011 aveva smarrito una qualsiasi identità tecnico-tattica di fatto accompagnando mestamente la squadra e la società verso un anonimato di medio-bassa classifica, sulla panchina rossonera si sono succeduti nell’ordine:

  • Tassotti, ad interim, poi Seedorf (2013-2014);
  • Inzaghi F. (2014-2015);
  • Mihajlović (2015-2016 sino all’esonero);
  • Brocchi (72 giorni e una finale di Coppa Italia 2015-2016);
  • Montella (2016-2017 e 2017-2018 sino all’esonero);
  • Gattuso (2017-2018 e 2018-2019);
  • Giampaolo (2019-2020 da luglio a ottobre), 

    sino ad arrivare ai giorni nostri con l’attuale Stefano Pioli, tuttora felicemente in carica. Dal 2014 in avanti, una rispettabilissima accozzaglia di idee e concetti tattici, tutti diversi tra di loro ma accomunate dalla medesima conclusione: il fallimento. Ogni anno un proclama diverso, una visione diversa, che a meno della Supercoppa del 2016 a Doha nulla ha portato alla bacheca societaria né alle esangui casse societarie. Nessuna scelta di fondo è stata fatta: non si è puntato su calciatori esperti dal rendimento immediato, né sulla valorizzazione dei giovani accettando un’eventuale cessione con conseguente plusvalenza finanziaria (scelta ancorché triste ma che poteva anche essere una via da seguire allo scopo di reperire risorse). Nulla di tutto ciò. A parte la disperata ricerca di calciatori a poco prezzo (ovviamente bravi) e meglio se a scadenza di contratto. Nessuna idea, nessuna strategia. E ovviamente nessun risultato. Nel frattempo, altri continuavano a vincere e a turno altri ci provavano. Una storia già vista negli anni ’70, quando si cambiava allenatore ogni anno, si compravano 3-4 giocatori e si dichiarava di puntare allo scudetto. Infatti.

    Su Stefano Pioli, nulla da dire, ottimo professionista, persona seria ed affidabile. Ma il suo curriculum parla chiaro.

    A giugno 2003 debutta alla guida di una prima squadra, la Salernitana, in Serie B. Per il “caso Catania” il club granata ottenne il ripescaggio in B. Guida i campani alla salvezza, e nella stagione successiva allena il Modena: nella prima stagione gli emiliani sfiorano i play-off, nel campionato successivo è esonerato per poi rientrare di nuovo. Chiude il campionato al 5º posto e la squadra raggiunge i play-off.

    Nel giugno 2006 diviene l’allenatore del Parma. Il 10 settembre esordisce da tecnico in A, nella gara che i ducali pareggiano (1-1) sul campo del Torino, con incluso debutto anche nelle competizioni europee guidando la squadra alla vittoria contro il Rubin Kazan in Coppa UEFA. Mentre in campionato i ducali accusano una crisi (tanto che la prima vittoria giunge soltanto a metà ottobre) in Europa — dove hanno un sorteggio abbordabile — raggiungono i sedicesimi di finale. Pioli viene esonerato a febbraio.

    All’inizio della stagione seguente, passa al Grosseto neopromosso in B. Dopo un avvio negativo riesce a risalire la classifica, centrando la salvezza in anticipo e il tredicesimo posto finale.

    Nel giugno 2008 diventa allenatore del Piacenza. Guida la squadra in Serie B, col quale disputa un buon campionato e raggiunge la salvezza. Lascia Piacenza al termine della stagione non trovando accordo con la società circa i piani futuri della squadra.

    Nel giugno 2009 diventa allenatore del Sassuolo.  Nella stagione 2009-2010 guida la squadra allo storico 4º posto in Serie B e alla semifinale play-off persa col Torino.

    Nel giugno 2010 rescinde il contratto al Sassuolo, e si accorda con il Chievo per la stagione 2010-2011. Dopo aver raggiunto la salvezza classificandosi all’undicesimo posto con 46 punti e con la quarta miglior difesa del campionato, lascia a fine stagione.

    Nel giugno 2011 diventa allenatore del Palermo, Debutta il 28 luglio, nell’andata del 3º turno preliminare d’Europa League allo Stadio Renzo Barbera con gli svizzeri del Thun. Il Palermo però viene eliminato dopo l’1-1 nella gara di ritorno (aveva pareggiato in casa 2-2 all’andata) e così il 31 agosto viene esonerato, dopo solo due mesi alla guida dei rosanero e con il campionato che deve ancora cominciare.

    Nell’ottobre 2011, con la Serie A ferma per la sosta internazionale, sostituisce Bisoli al Bologna. Esordisce contro il Novara, portando i felsinei a ottenere la prima vittoria stagionale (0-2). Imbattuta nelle prime 8 uscite del 2012, la formazione emiliana chiude il torneo al nono posto con 51 punti di cui 50 ottenuti in 33 partite nella sua gestione. Dopo aver raggiunto la salvezza anche nel 2012-13 classificandosi al 13º posto con 44 punti, viene esonerato nel gennaio 2014 dopo aver totalizzato 15 punti in 18 partite, con il Bologna, in quel momento, virtualmente salvo.

    Nel giugno 2014 diventa allenatore della Lazio. Nel corso della stagione, l’11 gennaio 2015 pareggia 2-2 il suo primo derby di Roma. Il successivo 20 maggio disputa la finale di Coppa Italia, persa ai supplementari con la Juventus (1-2). Il 31 dello stesso mese conclude la stagione conquistando il 3º posto in campionato dietro Roma e Juventus; tale risultato permette alla Lazio di tornare ai preliminari in Champions League dopo 8 anni dall’ultima partecipazione. Ad agosto 2015 perde la Supercoppa italiana contro la Juventus (2-0). Sempre ad agosto 2015 inoltre perde il ritorno di Champions League contro il Bayer Leverkusen per 3-0 portando la Lazio all’eliminazione in tale competizione dopo aver vinto la partita di andata per 1-0 con gol di Keita. Nell’aprile del 2016, in seguito alla sconfitta per 1-4 nel derby contro la Roma, viene esonerato.

    Nel novembre 2016, durante la sosta dei campionati, è ufficializzato il suo ingaggio da parte dell’Inter. Dopo un breve periodo di assestamento, i nerazzurri, che avevano sofferto un difficile inizio di stagione, si ricompattano vincendo 9 partite di fila tra campionato e coppe. Nonostante il buon rendimento, la squadra recupera poco terreno rispetto alle dirette concorrenti e anche la rincorsa al quarto posto, parsa in un primo momento fattibile, è destinata a naufragare: dalla 29ª alla 35ª giornata la squadra totalizza soltanto 2 punti, incassando al contempo 5 sconfitte. Nel maggio 2017 la società decide per l’esonero, i 22 partite di campionato, il tecnico ha ottenuto 39 punti sui 66 disponibili.

    Dopo aver rescisso il contratto con l’Inter, nel giugno 2017 firma per la Fiorentina andando a sostituire Paulo Sousa. Esordisce con i viola il 20 agosto proprio contro la sua ex squadra (l’Inter), perdendo per 3-0. Perde ancora la giornata dopo per 1-2 in casa contro la Sampdoria. Riesce a trovare la prima vittoria vincendo per 0-5 alla terza giornata contro l’Hellas Verona. Chiude la sua prima stagione alla Fiorentina ottavo, totalizzando 57 punti in campionato. Nell’aprile 2019, dopo la sconfitta in casa per 0-1 contro il Frosinone, rassegna le dimissioni, lasciando il club al decimo posto in campionato e in semifinale di Coppa Italia.

    Il resto è storia recente. Fatte le premesse di cui sopra, siamo al cospetto di un tecnico che non riesce evidentemente a stare fermo, saltando da una panchina all’altra.

    In 17 anni 12 squadre, con 5 esoneri e 1 volta le dimissioni. Media esatta 17 mesi per squadra, 6 salvezze, 2 play-off di serie B, un play-off di Champions League perduto. Generalmente, buone prime stagioni, ma risultati al ribasso nelle le successive nelle quali incappa nell’esonero. Sicuramente dà il massimo delle sue qualità in ambienti di provincia, fallisce nelle grandi città dove le attese sono comunque maggiori. È uno che subentra a stagione iniziata, per sistemare quello che si è rotto, salvo poi mollare (o essere mollato) al momento del consolidamento dei risultati raggiunti, quando cioè si deve lavorare per crescere e spiccare il volo. Questi sono i numeri che essendo oggettivi tali restano. Questo è colui che dovrebbe farci tornare grandi nell’arco di tre stagioni, ammesso che riesca a farle per la prima volta in carriera.

    O ha imparato (finalmente) la lezione o alle prime difficoltà la fine sarà scritta nel suo curriculum. Non dite che non ve l’avevo detto.

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