Almeno non prendeteci in giro

 La Juventus, col pareggio di Roma, ha vinto nuovamente lo Scudetto (non indico il numero perché non l’ho ancora capito), per la settima volta consecutiva. Al Napoli il merito di aver tenuto accesa la competizione per qualche giornata in più rispetto agli anni precedenti e nient’altro.

Al termine della partita che conferisce il titolo alla Vecchia Signora, le parole di Chiellini sono provocatorie e beffarde: ” Abbiamo trovato le energie da dentro, bisogna ringraziare i nostri avversari. A parte quello che hanno fatto in campo è dall’inizio dell’anno che prima c’è la Var, poi l’arbitro, poi i fuochi d’artificio, poi il bel gioco. Non hanno mai smesso di darci nuova linfa”, chiosando poi sulla questione rispetto: “Noi le finali le perdiamo perché le giochiamo, gli altri invece decidono di uscire ai sedicesimi. Sono scelte. Ma arriva il momento in cui bisogna chiedere scusa. Nella vita ci vuole rispetto. E quando si manca di rispetto si pagano le conseguenze. Hanno parlato troppo e pagato di conseguenza”.

Non ci sono dubbi: qua siamo arrivati al punto che il bue da del cornuto all’asino. Non ci sono altre spiegazioni. Perché il signor Chiellini, complice la società Juventus e la quasi totalità della stampa asservita, non ricorda tutti i casi in cui la sua squadra è stata favorita da interpretazioni ed episodi molto dubbi. Noi, che siamo rosiconi di professione, invece abbiamo la memoria ben chiara. Non vorrei dilungarmi citando centinaia di esempi, prendiamone solo alcuni:

  • Benevento-Juventus (7/4/18): rigore alquanto generoso concesso alla Juve per fallo su Higuain.

  • Inter-Juve (28/4/18): espulsione dubbia di Vecino alla luce dei falli di Pjanic e compagnia, puntualmente graziati. Orsato che si vergogna ad usare il Var in decisioni contro la Juve. Teatrino Tagliavento-Allegri nel post-partita.

  • Juve-Bologna (5/5/18): 5 minuti per battere un calcio di rigore assegnato, espulsione a Rugani non data e fallo di Khedira sul gol. Stupore di Donadoni che racconta delle pressioni messe all’arbitro dai giocatori juventini durante l’intervallo.

  • Juventus-Milan (9/5/18): fallo di Benatia su Calhanoglu al termine del primo tempo. Tralasciando la decisione di fischiare 4 secondi prima dello scadere, il difensore juventino rimane impunito dopo aver rischiato di spezzare la gamba al 10 milanista. Non vorrei immaginare se fosse stato Dybala a subire un fallo del genere…

Questi casi sono solo una goccia in un oceano di decisioni dubbie, interpretazioni strane, revisioni al Var mai volute vedere. Dunque, è inutile che Chiellini faccia il santo perché se ai difensori della Juve è concesso di picchiare impunemente, appena l’avversario sfiora il Dybala di turno i gialli fioccano come la neve in Alaska. Lo stesso Bonucci ha dovuto farne i conti, abituandosi a vedere gialli e rossi per interventi che a Torino non venivano nemmeno sanzionati.

Però abbiamo capito che “l’arbitro è l’alibi dei perdenti” (cit.), dunque i giornalisti non si soffermano su queste cose, né ne chiedono conto. Perché alla fine, come dice Allegri, queste cose “sono tutta commedia”, i “Ciao Taglia” sono normali, la Juve è oggettivamente più forte. Quindi, perché ci lamentiamo?

Lamentiamoci invece quando vengono eliminati dalla Champion’s League per un rigore sacrosanto. Allora si che lì gli arbitri sono in mala fede, Agnelli può andare davanti alle telecamere, con giornalisti compiacenti, a sparare a zero su Collina e Uefa.. e Buffon regalarci paternali da libro Cuore: Buffon, eletto da non si sa chi padre del calcio italiano, colui dal quale tutti pendono quando parla, colui che ha detto di farsi guidare dai principi di “onestà, lealtà e lotta all’ipocrisia”. Principi che ha tenuto ben saldi dopo la beffa di Madrid, quando ha sostenuto che il gol di Muntari non lo avrebbe mai detto all’arbitro, quando ha fatto fallire la Carrarese e altre aziende di cui teneva la maggioranza, oppure quando falsificava diplomi di studio o faceva scommesse dall’amico tabaccaio.

Perché nessuno dice queste cose? Perché tutto ciò passa sottotraccia? Perché non ci si è stracciate le vesti quando Gigi Nazionale ha avuto reazioni da bar con il Real Madrid? Forse perché non è Balotelli, forse perché “poverino andava capito”, forse perché… meglio non dirlo.

Gli sportivi che amano il calcio meritano rispetto. Ha ragione Chiellini. RISPETTO. Ma non il rispetto che intende lui (“You Pay!!”). Il rispetto di un movimento calcistico in cui i giocatori facciano i giocatori e non i moralisti, i giornalisti facciano il loro mestiere e i tifosi quelli che giustificano tutto alla propria squadra.

Non voglio più vedere conteggiare impunemente numeri di scudetti fasulli e silenzi imbarazzati quando Cucchi alla DS ricorda le sentenze di Calciopoli. Voglio che tutto quello che ho scritto lo scriva chi è pagato per farlo. Voglio fare il tifoso. Desiderio complicato?

Allora, almeno non prendeteci in giro…

Gabri Shaka

Gabriele, 26 anni, milanista da due generazioni. Filosofo e neuroscienziato, amo il Milan dal '97, il primo anno che ho iniziato la raccolta dell'album Panini. I ricordi più belli sono il pallonetto di Inzaghi contro l'Ajax e le lacrime di gioia dopo la vittoria di Manchester. Amante dei numeri 10 ormai scomparsi, pugnalato al cuore quando da Rui Costa e Seedorf si è passati a Honda.

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