Napoli-Milan, le pagelle speciali

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Sono tra coloro che amano Napoli e i napoletani. A Napoli sono stato più volte, sebbene solo da turista e a Napoli mi legano ricordi personali anche importanti sotto l’aspetto affettivo personale. Il Napoli, tra qualche settimana, vincerà uno scudetto strameritato con “+ tanti punti” sulla seconda. Ma lo vincerà con la mente obnubilata dalla mania della persecuzione. L’indegna (e ingiustificata) gazzarra mediatica messa in piedi dopo l’incontro di andata non poteva avere miglior epilogo. A dire la verità ci si sono impegnati in molti, dell’azienda di Stato e dell’emittenza privata, nazionale e locale. Hanno fatto tenerezza per l’impegno che hanno profuso, e per questo, chapeau. Ma nel 2023 andare a fare baccano sotto le finestre dell’hotel che ospita la squadra avversaria senza pensare che le stanze sono insonorizzate è semplicemente puerile ed inutile. Mario Brega direbbe “manco le basi der mestiere”.

Un montaggio della gara veramente esagerato che ha avuto solo l’effetto di far gravare ulteriore pressione sulla squadra dello Spallettone e fornire una carica maggiore ai Nostri.

Un lamento continuo per ogni errore arbitrale e nel contempo l’eterno oblio per ciò che invece era ”a favore”.

Un livore inascoltabile proseguito anche nei commenti del dopo partita. E inaccettabile, perché i numeri, che non mentono mai, dicono altro.

Tre incontri in poco più di due settimane. 2 vittorie e 1 pari (inutile, allo scadere). 6 gol subiti e 1 fatto. Purtroppo per tutti, quando il Milan fa “il Milan”, non ve ne è per nessuno in Europa e in Italia. Cosa accadrà ora? Non lo so. So soltanto che se ritorno con la mente all’anno 2007, anno dell’ultima semifinale, mi sembra trascorsa una vita e non soltanto sotto l’aspetto tecnico.

Chi aveva i figli alle superiori ora li ha laureati.

Chi lavorava ora magari è in pensione.

Chi aveva i genitori ora li piange.

Altri avranno persino cambiato lavoro e all’epoca non lo sapevano.

Il 2007, appunto, per ricordare dove eravamo: il 1º gennaio, Bulgaria e Romania entrano a far parte dell’Unione europea. Il 30 gennaio Microsoft lancia il Sistema operativo Windows Vista (!). Sempre nel 2007, la Slovenia adotta l’euro e il 4 luglio a Torino si festeggiano i 50 anni della Fiat 500 con l’uscita della nuova 500 che segnerà la rinascita (?) del gruppo Fiat. A fine estate esplode la crisi dei mutui subprime statunitensi che avrà, ahimè, conseguenze nei mercati finanziari, nelle banche e nelle aziende che garantiscono credito di tutto il mondo e che verrà paragonata alla crisi del ’29.

E così, via, tanto per dire. In quel tempo, ancora ahimè, gli Scoloriti tornano in serie A e l’Inter vince lo scud…ah, no, scusate. Stavamo parlando di cose serie.

Un altro Mondo, in pratica, eppure sono trascorsi SOLO 16 anni. Eppure, ci sembra un secolo e se siamo ancora lì, dove la storia ci colloca, lo dobbiamo a un gruppo di ragazzi molti dei quali due o tre stagioni fa erano solo dei perfetti sconosciuti. O vogliamo ricordare i commenti fatti su tanti di loro appena varcato il cancello di Milanello? No, meglio di no.

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LE PAGELLE ROSSONERE

Che vogliamo dire, per esempio, di Mike MAIGNAN (7,5)? Oddio, non è che il Napoli gli disturbi poi tanto il sonno, ma a 10 minuti dalla fine ha il merito di spegnerne definitivamente le speranze. E’ stato fuori 5 (cinque) mesi che ci sono costati, quanto?!10, forse 12 punti. Ma adesso è tornato. E si vede.

Davide CALABRIA (7,5). Ancora una volta, e non è un caso, si appiccica al futuro pallone d’Oro Georgiano che ogni tanto gli scappa via, forse per i consigli ricevuti da Kakha Kaladze che è di quelle parti anche lui. In collaborazione con altri, limita la prevedibilità del fenomeno.

Simon KJAER (7). Si era lamentato (dicono) del fatto di giocare poco ma forse il Mister quali fossero le partite per lui lo sapeva già in anticipo. Fresco e riposato, stasera domina l’area, chiude in seconda battuta sul Dio delle reti, dirige il giro palla e la manovra del reparto di difesa. Come direbbe Coach Peterson, “mhmm…per me numero 1”. Perfetto.

Fikayo TOMORI (7). L’Ispettore Fikayo ascrive a suo carico il fallo di mano del rigore che Maignan para. Per il resto, tremendamente efficace e concreto. Che Ficayata!

Theo HERNANDEZ (6,5). Hanno cercato di intimidirlo vigliaccamente ma senza riuscirci. Lui corre e sbuffa, difende e sta meglio dal momento dell’uscita di Politano.

Sandro TONALI (7). Lobotka (altro candidato al Pallone d’oro) sarà pure “megl’ ‘e Pelè” ma non è certamente meglio di lui. Altra grande prestazione da centrocampista totale, perché Zandrino è in ogni dove e su ogni palla.

Rade KRUNIC (7). Sapete come la penso su di lui. E’ come il grigio, sta bene su tutto e non ti fa mai sfigurare. Tatticamente ineccepibile, più lucido del marmo con la cera appena passata, sbuca da ogni lato a rubar palloni. E’ l’uomo di fiducia di Pioli, l’uomo pronto a ogni missione, l’Agente Speciale. Di Rade, pardon, di rado, se ne incontrano come lui.

Brahim DIAZ (6,5). I suoi compiti sono esclusivamente difensivi, ma non li manca una volta. In costante, maniacale raddoppio di marcatura sul Georgiano, abdica alla fase offensiva e non può brillare come nelle precedenti ma va bene così. Esce spompato. Dal 59’ Junior MESSIAS (6,5). Si scrive Messias, si legge Diaz. Come il compare di fascia si piazza a chiudere le sgroppate di Kvaracoso. Si perde Osimhen sul gol del pari, ma non è una cosa né seria né grave.

Ismael BENNACER (6,5). Appare e riappare, come il mago Taroccò, cioè c’è ma non si vede ma in senso positivo. Trottolino amoroso è ovunque e si sdoppia, anzi si triplica nei ruoli. Non sarà al massimo, ma è prezioso come un diamante.

Rafael LEAO (8). Parte nell’azione del gol che sembra Riccardino, poi dopo aver spaccato la difesa del Napoli palla a Giroud e ci abbracciamo. In quella corsa coast-to-coast ci sono la forza, lo spettacolo, le potenzialità del Portoghese. Man of The Match. Dall’84’ Alexis SAELEMAEKERS (S.V.).

Olivier GIROUD (7). Si riprende dall’errore del rigore grazie alla generosità di Leao. Soffre il Maradona che fa i riti Voodoo in occasione del rigore e uno spillone gli deve aver bloccato la catena cinematica del tiro. Poi però serve solo spingere in porta la palla del vantaggio. Dal 68’ Divock ORIGI (6). Gongola mentre entra in campo, dove sarà più difensore che attaccante in un finale al cardiopalma pensando al Liverpool fuori da tutto e lui in semifinale.

Stefano PIOLI (7,5). Spalletti credo, sinceramente, sia più bravo, in valore assoluto di Pioli. Pioli però è stato migliore di Spalletti. Infatti il Mister porta a termine un’altra eccellente prestazione complessiva nell’arco delle tre gare. Dimostra di saper leggere bene avversario e partita e di avere in pugno la squadra che fa quel che lui chiede. Impantana lo Spallettone (66 gol in campionato e 25 gol in Champions League) lasciandolo a secco non per una, non per due, ma per tre partite e concedendogli solo il gol che vale ai fini statistici della Champions e per dire “abbiamo fatto pari”. Ma nessuno lo dice. Sì, perché il gol il Napoli lo fa quando non conta più. Erano numeri “da paura” quelli dei partenopei, numeri che avevano attirato titoli e attenzioni da tutta Europa tanto da far alzare la Coppa dalle grandi orecchie con due mesi di anticipo. E invece questo Milan dall’enorme diligenza tattica diventa indigesto peggio della peperonata alle 6 di mattina. Il Mister ancora una volta smentisce tutti i pronostici. Alzi la mano chi avrebbe scommesso qualcosa su una simile qualificazione. Come? Vedo solo mani abbassate. Appunto.

Che ci vuole a dire che il Milan è stato migliore? Ci vuole, perché, all’Italiana maniera, è troppo difficile riconoscere i meriti dell’avversario. Mi ricorda tanto quel “seceranedved” che riecheggia ogni tanto. Ma non può essere nemmeno “seceraosimhen”, perché stasera c’era, Osimhen, il nuovo Dio del gol che avrebbe dovuto, da solo, vincere set, partita e incontro.

Ricordo i commenti entusiasti subito dopo il sorteggio con quelli che andarono di corsa in agenzia di viaggi a prenotare il volo per Istanbul.

E ricordo anche i giudizi a vanvera dei commentatori della prima e, soprattutto, dell’ultima ora.

E le battute sulle partite di biliardo.

E l’attesa per un trionfo che non è arrivato. Peccato.

E siccome la vendetta è un piatto che si consuma freddo, in questo caso esattamente 33 anni e 10 giorni dopo, voglio pensare che, dal punto di vista tecnico, al Napoli stasera in realtà siano mancati i veri “top player” : Carmando, Alemao e La Monetina.

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