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1-1 a Wembley: Immobile e Candreva fra i peggiori. Le pagelle degli azzurri

 DONNARUMMA Voto 6: incolpevole sul gol di Vardy, sul quale era intervenuto appena due minuti prima. Para sicuro su Oxlade-Chamberlain al minuto 56 e poi su Sterling al minuto 61. Per il resto si gira a rimirare gli spalti pieni di Wembley con lo stesso sguardo ammaliato di un bambino al Luna Park.

ZAPPACOSTA Voto 6: spinge con buona lena sulla sua fascia proponendosi a Candreva che non si propone a lui.

RUGANI Voto 6,5: nota positiva della serata. Il fisico e la puntualità gli fanno tenere testa ai figli di Albione.

BONUCCI Voto 6-: come di recente nel Milan, si scopre poco. Fa muro su Young al minuto 53, poi qualche lancio qua e là. Primo vero errore in appoggio al minuto 62.

DE SCIGLIO Voto 6: al minuto 9 fa muro sui Vardy. Si propone con diligenza, ma senza strappi. Meglio di altre volte nella difesa a 4, ma sempre meno di quello che ci si aspetta. Saporito come una sogliola lessa.

PELLEGRINI Voto 5,5: inizio (e prosieguo) poco appariscente. Non mostra la sua qualità migliore (l’inserimento in verticale). Complice il calo dei padroni di casa si mette in evidenza nel finale come al minuto 72 quando sguscia via e conquista una punizione. C’è n’è da mangiare di pane nero ancora.

JORGINHO Voto 5,5: conferma la sua prestazione sottotono come contro l’Argentina. Fa l’ordinario, titic-titoc, da qui a lì e ritorno. A quei ritmi posso giocare anche io. Innesca Insigne al minuto 78 con gli Inglesi in riserva.

PAROLO Voto 5,5: ingenuo al minuto 25, non copre la palla ferma consentendo a Vardy di essere servito per il gol. Poi tira di poco alto al minuto 31. E’ un gregario, la sua utilità ed umiltà si vedono nel finale, ma tale resta.

CANDREVA Voto 5: Zappacosta ci prova a farsi vedere, ma lui niente, pervicacemente lo ignora. Non sbaglia un cross (semplicemente perché non ne fa). Esce per la disperazione dei suoi fans (…si fa per dire) della pagina Facebook “I cross di Candreva” che oggi in segno di lutto resterà chiusa. Bella Antò, rifacce al derby.

IMMOBILE Voto 4: cincischia dopo 40 secondi davanti al portiere. Al minuto 3 non approfitta di un errore di Stones che si fa fregare la sfera. Al minuto 13 va fuori di testa (nel senso del gol). La Scarpa d’Oro de noantri si trasforma nell’infradito di Fregene. Pericolo al minuto 30. Già segnamo poco, se poi il fenomeno lo fai solo di qua dalle Alpi, è dura restare a galla.

INSIGNE Voto 6,5: inizia con al stessa verve che ho io davanti al cancello di Equitalia. Poco lucido, male nelle scelte. Troppo esterno (e brutto) per essere pericoloso. Poi riceve una telefonata da Sarri che gli promette una margherita doppia: lui accetta, accorgendosi che stiamo giocando con l’Inghilterra a Wembley. Benvenuto tra noi. Alta una punizione al minuto 72, sfiora il palo al minuto 78, segna il penalty del pari.

CHIESA Voto 7: fornisce lo strappo alla partita. Sguscia come un’anguilla, procurandosi il rigore del pari.

BELOTTI S.V.: si vede che ha voglia di metterla. Non aggancia un bel lancio di Bonucci al minuto 80.

GAGLIARDINI S.V.: buona gestione della palla.

DI BIAGIO Voto 6,5: trovo profondamente ingiusto prendersela con lui, a cui riconosco il merito di essersi caricato sulle spalle la croce di una Nazionale senza una Federazione alla spalle ed allo sbando. Non mi entusiasma e ritengo che non sia il profilo ideale per una Nazionale di un Paese definito calcisticamente evoluto (ma poi lo siamo ancora?). Potrà fare una buona carriera e nulla più, ma non è colpa sua se anche gli Inglesi palleggiano meglio di noi per 75 minuti e se non sappiamo più nemmeno mettere in campo le astuzie contadine di una volta (vedi Parolo sul gol). Viviamo un momento di passaggio e sarà il caso che ci si renda conto presto di questo. A casa nostra tutti leoni,
appena scavalchiamo le Alpi tutti agnelli. Quando l’asticella dell’impegno sale, troppi dei nostri scompaiono. L’esemplificazione di questo nostro momento è Verratti (la cui percentuale di crescita dall’epoca del Pescara è pari allo zero per cento), titolare orgoglioso in una squadra dove il più scarso può vincere le partite da solo, cosicché lui possa fare passerella. Abbiamo perso le nostre migliori caratteristiche e non abbiamo acquisito i migliori pregi degli altri, che, però, continuiamo a scimmiottare.

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