Con il Carpi un Milan alla Vasco Rossi

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montolivocHo perso un’altra occasione buona stasera…”. Parafrasando Vasco Rossi, il Milan lascia sul campo del Carpi due punti che alla lunga saranno rimpianti. La squadra di Mastro Sinisa non replica la bella prestazione vista contro la Sampdoria e si fa imbrigliare dagli Emiliani che ingaggiano duelli rusticani in ogni parte del campo, arrivano spesso (troppo…) primi sul pallone e, fino a che fiato li sostiene, ripartono al contrattacco.

Come già emerso nella partita con il Genoa, il Milan conferma di soffrire i ritmi agonistici esasperati. La differenza è che, ieri, almeno, non abbiamo subito gol, frutto del diverso modulo di gioco e della maggiore copertura difensiva, perché altrimenti sarebbero stati guai seri.

COSA HA FUNZIONATO.

I SINGOLI: Donnarumma sfodera un paratone che sembra stia diventando la specialità della casa, Bonaventura è intraprendente anche se stavolta meno ispirato, Niang è l’unico che sfonda sui due lati, Alex gestisce molto bene l’ammonizione iniziale.

COSA NON HA FUNZIONATO.

Ritmo basso, poco movimento senza palla, meno idee. Tutto ciò ha consentito al Carpi di trincerarsi con efficacia sui suoi 16 metri per poi accendere l’esperienza di Borriello e la velocità di Lasagna. Calati i due, il Carpi ha badato a difendersi dall’assalto finale, giunto per evidente forza di inerzia.

I SINGOLI: si è sentita la mancanza di Antonelli perché De Sciglio non affonda mai con decisione, Bacca si muove troppo poco, Cerci arriva davanti alla porta ma manca il tocco decisivo. Ieri nemmeno la panchina ha dato un contributo efficace, sebbene Luiz Adriano è apparso più in palla di Bacca nei movimenti sulla linea dell’off-side, tenendo in apprensione la difesa avversaria

La fase difensiva ormai è sistemata, perché se andiamo a vedere numeri e statistiche la difesa sta nella parte sinistra della classifica. Come già accaduto, però, la squadra è apparsa troppo preoccupata dell’avversario e si è abbassata eccessivamente, rinunciando a costruire il gioco palla a terra e preferendo il lancio in avanti.

Risultato: le punte sono rimaste troppo distanti dal resto del mondo non hanno ricevuto palloni giocabili e senza quelli la pericolosità scende verso lo zero. Il forcing finale, peraltro sfortunato, è frutto del calo atletico del Carpi che in verità a quei ritmi non poteva durare. Il segreto, se così si può chiamare, è l’equilibrio dato dal fatto di saper (e poter) giocare in trenta metri, correndo avanti e indietro. Il 4-4-2 fatto così, se fatto bene, non da scampo, ma bisogna farlo bene. Né troppo avanti, né troppo indietro.

Siamo al limite del distacco tollerabile dalla vetta e già si intravede il derby di ritorno come la madre di tutte le partite…

Colpa di Alfredo.

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