Fine della corsa: Svizzera-Italia 2-0

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Da Berlino 2006 a Berlino 2024. Dal tetto del mondo allo sgabuzzino dell’Europa e senza passare dal via. In 18 anni abbiamo perduto tutta la credibilità acquisita nei decenni precedenti. Sono stati i campionati Europei del definitivo sorpasso. Tutti giocano meglio di noi, tutti corrono più di noi, tutti fanno tutto meglio di noi. Siamo in seconda, se non terza fascia, e non sarà facile risalire. Dopo aver spezzato le reni alla fenomenale Albania, dopo che la Spagna ci ha preso a pallonate, dopo esserci salvati per il rotto della famosa cuffia contro la Croazia, contro la Svizzera va in scena la chicca finale del nostro torneo, sottoforma del nulla cosmico. Roba da far risvegliare l’interesse del Prof. Zichichi.

Ieri sera persino la Scozia contro di noi avrebbe fatto un figurone.

Pensavamo di aver toccato il fondo con la Svezia di Ventura e la Macedonia del Nord di Mancini che invece al confronto sono pietre miliari. Mai risultato del campo fu più giusto.

In un Paese normale cinque minuti dopo il fischio finale sarebbero arrivate le dimissioni di chi di dovere. Purtroppo, siamo solo un paese (volutamente minuscolo) normale e ciò non è accaduto. E se dovesse accadere successivamente, non saremmo di fonte all’assunzione di responsabilità richiesta e necessaria, ma soltanto di fronte all’ennesimo compromesso politico-diplomatico redatto sulla base dell’applicazione al mondo del calcio del ben noto “manuale Cencelli”, il testo fondamentale della specialità nella quale, quella sì, siamo e saremo sempre i Campioni incontrastati dell’Universo : il Bizantinismo.

Anche stavolta passerà tutto in cavalleria in attesa del “metodo Mancini”, leggasi e-mail sotto Ferragosto?

La partita (per gli Svizzeri poco più che un’amichevole) l’abbiamo vista tutti.

Noi una squadra barzotta, incapace, per la quarta volta consecutiva, di fare le cose più semplici e banali. Tre passaggi “appoggiati” in croce, roba da Allievi Provinciali, di pochi metri? Macché. Una squadra che camminava. Non una squadra, bensì undici esseri umani con la stessa maglietta. Insensibili. Imperturbabili. Statue di sale. Persino Perdomo, che giocava peggio del cane di Boskov, avrebbe fatto meglio. Avremmo potuto giocare mesi non sarebbe cambiato nulla. Loro al confronto sono sembrati l’Olanda del 1974. Aebischer, Rodriguez (!), Ndoye…Freuler, l’unico dell’Atalanta a giocare bene pure fuori Bergamo, Embolo (quello che stava a venire a noi), gli sconosciuti Rieder, forse parente di Gigi Reder, e Vargas, che di secondo cognome deve fare Williams.

Chi di dovere la dovrebbe smettere di trasformare ogni conferenza stampa in una “lectio magistralis” e dovrebbe, invece, farsi delle domande e darsi delle risposte. Prima a sé stesso e poi a noi. E dovrebbe magari dirci se si è accorto che (tolti Donnarumma e Bastoni, stracerti della titolarità, Calafiori, per le partite precedenti e Zaccagni, che non si aspettavano nemmeno di giocare) a nessuno in campo ieri sembrava importasse qualcosa di ciò che stava accadendo.

Premesso che nessun allenatore, a nessun livello dice ai propri giocatori “non correte”, “non pressate”, “non muovetevi”, “non siate attenti”, “non siate reattivi”, c’è da pensare seriamente che i giocatori in campo, in tutte le quattro partite che abbiamo dovuto “ammirare” siano andati per conto loro senza dare retta alle indicazioni della panchina.

A me, come a molti, credo, è sembrato così.

E se fosse così, chi di dovere dovrebbe dirci se, è convinto che la squadra che LUI ha messo in piedi abbia effettivamente dato retta a quello che LUI gli diceva.

Perché, se prendi un gol dopo 23 secondi dal fischio iniziale della partita d’esordio e poi prendi un gol dopo 20 secondi dal fischio d’inizio (dopo che il calcio d’inizio l’hai battuto tu e non l’avversario…) del secondo tempo dell’incontro (nel quale stai sotto nel punteggio…) e ti giochi la qualificazione al turno successivo, forse quando l’allenatore parlava avevi la testa altrove. Perché evidentemente, non riconosci in quell’allenatore il leader credibile ed affidabile, con le idee chiare su cosa fare, che la situazione, proprio perché complicata, richiederebbe. Forse “qualcuno” ha anche provato a farlo ragionare a “chi di dovere” ma lui non ha voluto ascoltare, facendo come il pianista che continua a suonare mentre la nave affonda.

E chi di dovere dovrebbe dirci cosa significa il commento di un giocatore “bisogna fare pulizia”. Di cosa e di chi?

Una delle tante ridicole dichiarazioni di poche settimane fa

E allora chi di dovere dovrebbe domandarsi se, oltre a non avere “più tempo a disposizione”, come accade a molti altri, peraltro, non abbia sbagliato nel convocare Fagioli (a danno di Locatelli, protagonista tre anni fa), dando così un segnale al gruppo che la meritocrazia è roba di altri tempi.

Chi di dovere dovrebbe domandarsi se, non ha sbagliato ad escludere Orsolini, unico esterno mancino in assenza di Berardi, dopo la stagione eccellente col Bologna. I Bolognesi stanno tutti facendo un gran Europeo, oppure no? Era così difficile?

Chi di dovere dovrebbe domandarsi se, non ha sbagliato ad insistere su Di Lorenzo e Jorginho, in evidente affanno sotto ogni aspetto.

E allora chi di dovere dovrebbe domandarsi se, proprio perché non aveva “più tempo a disposizione”, fosse proprio necessario ondeggiare tra difesa a 4 e difesa a 3, tra centrocampo a due col trequartista e il centrocampo a tre, tra una punta e due esterni e due punte centrali. In quattro partite, li abbiamo visti tutti, tranne il 5-5-5 e il modulo a farfalla.

Chi di dovere invece di rosicare ed imbruttire (ma poi, con che diritto?) a quel giornalista che, attraverso un domanda, gli fa sapere di essere a conoscenza di un “dettaglio segreto” di spogliatoio, dovrebbe domandarsi del perché quel dettaglio sia uscito dallo spogliatoio. Un classico di ogni spogliatoio spaccato, e contro l’allenatore, in ogni categoria che si conosca.

Chi di dovere dovrebbe domandarsi perché, se pensava di non avere il tempo necessario a disposizione, ha accettato l’incarico invece di restarsene in campagna ad accudire i cavalli.

E ce ne sarebbero molte altre di domande da fare “a chi di dovere”. La verità forse, se verrà fuori, la sapremo, chissà quando. Magari ci faranno un docufilm.

Ma non c’è problema. Tra pochi giorni ci sarà la presentazione del calendario del campionato più brutto del globe terracqueo e tutto verrà dimenticato.

Torneremo ad occuparci della routine, della quotidianità, cosa c’è di meglio?

Torneremo a riascoltare espressioni a noi ben note come “Maaaalox”, “Triplete” e “Mai stati in B”, “Sì, ma 7 Champions League?”, “Lotito vattene”, il contratto e la clausola di Osimhen, i “cento euro” di Conte, l’immancabile “Stadio della Roma”, le polemiche su San Siro e San Donato, le lagne di chi a maggio ha festeggiato l’Europa League e poi si lamenterà di dover giocare di giovedì a novembre.

Finalmente torneremo felici nell’epoca storica che più ci appartiene : il Medioevo.

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