Tempi Rossoneri

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Milan Lab…irinto degli infortuni

DiEgidio

Mar 10, 2021 ,

Buongiorno. Oggi per la rubrica Uno sciagurato punto di vista, parliamo un po’ più nel dettaglio di infortuni sull’onda del clamore generato dalla robusta lista (appena qui sotto) sofferta dal Milan nel corso della stagione.

L’infortunio è qualcosa che è sempre in agguato. Ci si fa male più in gara o in allenamento? E in quale modalità? Prima di addentrarci un po’ di più sull’argomento, riepiloghiamo nella tabella sottostante, tutti gli infortunati della stagione, che non sono pochi, ripartiti per giocatore e per mese di campionato.

GIOCATORE/MESE9/202010/202011/202012/202001/202102/202103/01/21








Zlatan Ibrahimovicpositivo al Covid. Rientro in Inter-Milan del 17 ottobreinfortunio muscolare al polpaccio in Napoli-Milan riacutizzarsi fastidio al polpaccio. Rientro in Milan-Torino del 9 gennaio lesione muscolare in Roma-Milan. Rientro fine marzo (?) 
Ismael Bennacer affaticamento muscolare post Napoli-Milan. Rientro in Milan-Parma del 13 dicembre infortunio muscolare in Milan-Parma. Rientro in Bologna-Milan del 30 gennaiobronchite post Bologna-Milan. Rientra in Spezia-Milan del 13 febbraioproblema muscolare in Stella Rossa-Milan. Rientro metà marzo (?) 
Hakan Calhanoglu    positivo al Covid. Rientra in Milan-Crotone del 7 febbraioedema muscolare in Roma-Milan. Rientro metà marzo (?) 
Ante Rebicinfortunio al gomito in Crotone-Milan. Rientro il 1° novembre in Udinese-Milan;  infortunio al piede. Salta Sassuolo-Milan, rientra in Milan-Lazio del 23 dicembrepositivo al Covid. Rientro in Milan-Atalanta del 23 gennaioinfortunio prima di Spezia-Milan. Rientro in Milan-Inter poi problemi all’anca in Roma-Milan. Rientro in Manchester United Milan del 11 marzo (?) 
Samu Castillejo affaticamento muscolare in Milan-Roma. Rientro in Napoli-Milan del 22 novembreinfiammazione ginocchio post Napoli-Milan. Rientro in Samp-Milan del 6 dicembre    
Simon Kjaer   infortunio muscolare in Milan-Celtic. Rientro in Benevento-Milan del 3 gennaioinfortunio muscolare nel derby di Coppa Italia. Rientra in Spezia-Milan del 13 febbraio  
Matteo Gabbia positivo al Covid con l’Under 21. Rientro in Milan-Verona del 7 novembre infortunio al ginocchio in Milan-Parma. Rientro in Milan-Crotone del 7 febbraio   
Mario Mandzukic    contusione in Milan-Atalanta. Salta Derby di Coppa Italia. Rientro in Bologna-Milanproblema muscolare in Stella Rossa-Milan. Rientro metà marzo (?) 
Theo Hernandez    presunta positività al Covid. Rientro in Milan-Atalanta del 23 gennaio esiti contusione al perone, rientro in Manchester United-Milan del 11 marzo (?).
Alessio Romagnoliinfortunio muscolare al polpaccio da agosto. È rientrato in Inter-Milan del 17 ottobre      
Gianluigi Donnarumma positivo al Covid. Rientro in Udinese-Milan del 1° novembre     
Jens Petter Hauge positivo al Covid. Rientro in Udinese-Milan del 1° novembre     
Rafael Leao lesione muscolare con la nazionale portoghese U21.  Rientro in Milan-Parma del 13 dicembre     
Rade Krunic    positività al Covid. Rientro in Milan-Atalanta del 23 gennaio  
Brahim Diaz    problema muscolare in Milan-Atalanta. Rientra in Milan-Inter del 21 febbraio 
Sandro Tonali borsite
post Bologna-Milan. Salta il Crotone, rientra in Spezia-Milan del 13 febbraio

Si può facilmente verificare (oltre ai guasti legati al Covid che inducono in aggiunta altre criticità) come per alcuni in particolare vi sia una prevalenza di problemi di natura muscolare peraltro con ricadute (Ibrahimovic, Bennacer, Kjaer, Castillejo) mentre in altri casi tali problemi appaiono più sporadici (Calhanoglu, Leao, Diaz, Mandzukic, nel cui caso di specie potrebbe aver influito anche il lungo periodo di inattività e il successivo ritorno allo sforzo prolungato). Nel caso di Rebic ed Hernandez le assenze (ripetute per il croato) sono invece da addebitare a traumi di gioco/contatto. In un paio di casi i (Gabbia e Leao) i problemi si sono verificati in contesti Internazionali. Altre assenze ritengo siano da considerarsi rientranti in una normale casistica stagionale. Non esiste, o è rarissimo, il giocatore mai infortunato.

Sotto l’aspetto cronologico, mesi tranquilli sono stati settembre e novembre (con 1 e 3 soggetti infortunati) mentre ottobre e gennaio (rispettivamente con 7 e 8 soggetti infortunati sono stati i mesi horribilis).

È peraltro evidente che, in generale, gli infortuni siano strettamente legati al numero delle partite giocate, se non altro per motivi probabilistici (più si gioca, più c’è possibilità di farsi male), così come il solo fatto di giocare in media ogni tre-quattro giorni toglie tempo all’allenamento che è fondamentale per la prevenzione degli infortuni, come vedremo. La stagione anomala in tal senso non aiuta (aggiungo nessuno) questo aspetto.

Circa la situazione del Milan sono piovute forti critiche (verificabili sui Social media) nei confronti dello staff, ritenuto, diciamo così “non proprio all’altezza” per utilizzare un eufemismo. Lo staff composto da Luca Monguzzi, Matteo Osti, Roberto Peressutti, Marco Vago è lo stesso della scorsa stagione, arrivato con Pioli a partire dal 9.10.2019.

Sono gli stessi che hanno permesso il brillantissimo finale di stagione post-lockdown e l’altrettanto favoloso avvio della attuale stagione. Se erano bravi e validi prima, possibile si siano tramutati in brocchi (con la “b” minuscola) adesso? Come dico sempre, nel giudicare bisognerebbe poter approfondire (cosa che non possiamo fare non vivendo a Milanello) ed usare un po’ di sano equilibrio.

A tutto questo aggiungiamo qualcosa in più sul famoso Milan Lab, leggendaria struttura di Milanello, che è stato dal 2002 il centro medico sportivo più all’avanguardia in Europa. Milan Lab fu fondamentale per un Milan che arrivò due volte sul tetto d’Europa con una squadra di trentenni che correvano come ventenni. Maldini, Seedorf, Ibrahimovic, Ronaldinho e Cafù hanno tessuto le lodi del Milan Lab, che ha cambiato l’approccio alla medicina sportiva professionista.

La sua efficacia è possibile che si sia persa?

Il Milan Lab nasce a Milanello nel 2002 per volere di Galliani e sotto la guida di Jean Pierre Meersseman, chiropratico belga che aveva già lavorato con il club rossonero.

Il belga si rifaceva nel suo approccio al professor Anatoly Zelentsov che durante gli anni ’80 adottò un metodo rigoroso di analisi scientifica e statistica della forma dei calciatori della Dynamo Kiev, che portò la squadra ucraina a dominare fisicamente il campionato Sovietico per una decade.

La filosofia del Milan Lab riprendeva l’aspetto quantitativo di Zelentsov e lo mischiava con un approccio olistico alla medicina che mischiava chiropratica, psicologia e neurologia. Uno degli esempi più famosi è quello di Clarence Seedorf che soffriva di un fastidio cronico all’inguine e fu curato da Meersseman solamente con l’estrazione di un dente del giudizio che comprometteva tutto il sistema nervoso. Il Milan investì 5 miliardi di lire in ricerca e strutture all’avanguardia, affidando il progetto al medico belga che ebbe clamorosamente ragione.

Si ridusse del 70% l’uso di medicine e la conseguenza furono i 43% di giorni di allenamento persi in meno. Milan Lab fu uno degli elementi chiave che contribuì a rendere il club rossonero la squadra campione d’Europa nel 2003, e campione d’Italia nel 2004. Nel 2007 la formazione che raggiunse la sua terza finale in 5 anni aveva un’età media di 34 anni, la più alta mai registrata in una finale, dimostrando una discrepanza tra età fisica e anagrafica dei calciatori.

Il contributo di Milan Lab modificò anche la strategia di mercato del Milan che investì sull’oggettività scientifica e su giocatori relativamente vecchi, Cafù (32), Stam (31), Oddo (31), Beckham (33) e nel 2009 rinunciò a comprare Cissokho dal Porto sotto il veto di Meersseman per un problema alla mandibola. Il palmares rimane uno dei più impressionanti mai ottenuti da un club in così pochi anni: 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, 1 Mondiale per Club, 2 Campionati, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana.

Il simbolo del fallimento improvviso del progetto – che è coinciso con la crisi societaria – è stato Pato che anziché vincere di tutto ha invece raccolto solo un dato significativo di ben 15 infortuni diversi in 2 anni e mezzo, probabilmente a causa di una gestione sbagliata del suo fisico da parte del Lab.

Le continue ricadute del giocatore brasiliano (forse aggravate da un tipo di vita non proprio da atleta, chiedo…!?), considerato ogni volta clinicamente guarito, fecero infuriare anche Berlusconi, che decise di allontanare Meersseman dopo qualche dichiarazione fuori luogo. Andò al Chelsea che guarda caso con una rosa composta da giocatori sportivamente vecchi vinse sia in Premier che in Champions League. Il 2012 è l’anno che segna l’inizio di un tormentone e inizia a mettere in ridicolo un progetto originariamente molto acuto. 307 infortuni in 38 partite di campionato, oltre essere l’anno che infrange i sogni riposti in un’altra speranza dei tifosi milanisti, Stephan El Shaarawy. 

Gli infortuni avvenuti nello stesso momento della stagione e con circostanze anomale e ricorrenti alimentano dubbi sull’attuale qualità del progetto. Il Milan Lab è diventato un modello nel mondo sportivo – essendo anche uno dei più grandi database del mondo sportivo – che però sembra non essere più all’altezza della sua fama. Negli anni ha incuriosito grandi aziende quali Microsoft e altri top club come Manchester United, Chelsea e Boca Juniors nel calcio, San Antonio Spurs, Miami Heat nella Nba, Miami Dolphins nella NFL e la McLaren nella F1. Oggi l’intuizione del Milan di basare la società e le prestazioni sulla raccolta di dati è stata adottata e perfezionata dalle maggiori squadre europee, mentre a Milanello sembra che il metodo abbia perso efficacia, forse anche a causa della fine della collaborazione con lo storico responsabile Daniele Tognaccini.

Montella non lo considerava, Kaká ne ha ammesso i limiti, Pato è andato a giocare in Cina (ed è tornato), Il Milan Lab non smette di creare dubbi attorno a sé.

Modello ora arrugginito di un progetto di prim’ordine che in passato ha cambiato in bene il modo di concepire il calcio in chiave moderna e tecnologica?

Detto ciò, cerchiamo di verificare se sia possibile stabilire una relazione tra risultato e infortuni nel calcio, approfittando di una ricerca risalente al 2013 che si prefisse di valutare un’eventuale correlazione tra tasso di infortuni e risultato sportivo.

Già in passato altre ricerche avevano già individuato uno stretto rapporto tra infortuni e risultati con maggiore incidenza nei campionati delle nazioni calcisticamente più evolute, mentre non era stata trovata correlazione in tornei di nazionali giovanili e ai campionati di nazionali calcisticamente meno evolute. Sono state oggetto di studio le maggiori 27 squadre che hanno partecipato con regolarità alla UEFA Champions League dal 2001 al 2012.

Si giunse a definire un risultato in base a 3 variabili:

  • Coefficiente UEFA
  • Media punti per partita
  • classifica finale del campionato a cui si partecipa.

Le variabili relative agli infortuni invece erano le seguenti:

  • Numero di infortuni
  • Assenza in allenamenti e partite causa infortuni
  • Disponibilità dei giocatori nelle partite di Campionato e Coppe.

Questa ricerca (in confronto alle precedenti) correla 3 indici che caratterizzano gli infortuni con 3 indici che caratterizzano la performance, fornendo un’idea ben più vasta del fenomeno (proprio perché si basa su più variabili), rispetto alle precedenti indagini.

Si osservò che vi era correlazione significativa tra un basso rischio di infortuni e le classifiche finali del campionato nazionale e competizioni europee per club. In altre parole, maggiore è il tasso di infortuni e minore è la probabilità di giungere ai primi posti dei campionati/tornei a cui si partecipa.

Si comprese anche che gli infortuni possono avere anche un “peso” diverso.

La conclusione fu sin troppo ovvia.

Quelli che determinano una più lunga fase di ritorno alle competizioni sono quelli che maggiormente penalizzano le classifiche finali; quindi c’è da prestare particolare attenzione agli infortuni più gravi, come le lesioni ai posteriori della coscia (muscolo flessore), pubalgie e lesioni capsulo/legamentose (ginocchio e caviglie).

Il limite ovviamente è che “il campione della ricerca” erano i Top Team europei, quindi non è detto che tali considerazioni possano essere estese anche a livelli inferiori. In ogni modo è possibile ipotizzare che maggiore è l’omogeneità della prestazione (tecnico-tattico-atletica) in un determinato contesto (campionato, torneo, ecc.) e maggiore sarà la differenza che l’approccio agli infortuni apporterà nei confronti dei risultati stagionali.

Dove invece l’analisi non chiarisce è la regressione tra performance ed infortuni, cioè non indica di quanto (in termini di punti in un campionato o torneo) un determinato infortunio può influire.

A tutti i livelli (compresi quelli dilettantistici), il rapporto tra performance ed infortuni implica un approccio a più fattori che tenga in considerazione i seguenti aspetti:

  • Prevenzione primaria: pratica orientata alla prevenzione generale (cioè indifferenziata) degli infortuni. È questo aspetto sia di primaria competenza del preparatore.
  • Prevenzione secondaria: pratica preventiva individualizzata e finalizzata a quelle strutture anatomiche a rischio di recidive. Le recidive più frequenti sono le distorsioni (caviglie), lesioni muscolari (Ibrahimovic, Bennacer su tutti), le pubalgie, l’instabilità del ginocchio nonché le varie patologie da sovraccarico (come le tendiniti).
  • Individuazione precoce dell’aumento del rischio: se alcuni infortuni possono avvenire (apparentemente) improvvisamente, per altri la sintomatologia ha un decorso progressivo (basti pensare alle pubalgie, ma non è il nostro caso, per fortuna). Chi si occupa dell’aspetto atletico (preparatore, massaggiatore, ecc.) deve avere un’accurata sensibilità nell’individuazione precoce dei fattori di rischio, cosa che prevede anche una “comunicazione” adeguata tra personale/giocatore e coraggio nel fermare un atleta a rischio, mettendo al secondo posto l’esigenza del risultato (accade? È accaduto? E se sì, quanto spesso? Oppure si rischia perché “la partita è importante”?).
  • Intervento tempestivo post-infortunio, adeguata e veloce rieducazione-riabilitazione senza rischi di ricadute: è un fattore che coinvolge più figure professionali (da chi soccorre l’atleta a chi si occupa della rieducazione), la cui “professionalità” e competenza determina il successo di un ritorno in campo senza rischi di recidive, con un protocollo di prevenzione secondaria (vedi secondo punto sopra) adeguata.
  • Massima collaborazione da parte dell’atleta: sembra un fattore secondario, strettamente dipendente dal “carattere” ed esperienza del giocatore. Se però, chi si occupa della parte fisico-atletica si dimostra competente, attento e professionale, sicuramente otterrà il massimo ascolto e disponibilità da parte dei giocatori!

Concludendo, preso atto che forse Milan Lab non è più un elemento che fa la differenza e che lo staff che cura i muscoli dei giocatori è lo stesso da un anno e mezzo, possiamo pensare, serenamente, che, stante la tabella di cui sopra quanto fatto dal Milan sinora nel complesso della stagione, sia assolutamente eccezionale?


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