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Tagliavento non era neanche nato… ma gli scandali già c’erano

Forse non tutti sanno che il nostro Gianni Rivera fu il primo a mettere sotto accusa il mondo arbitrale ; nel corso della sua carriera, inoltre, non ebbe mai paura di sollevare polemiche nei confronti di stampa e Federazione. Campionato 1971-1972, il Milan si gioca lo scudetto contro la Juventus e il Torino di Gustavo Giagnoni. Sono tutte lì, punto a punto.

E’ il 12 marzo 1972, all’86’ di Cagliari-Milan, il rossonero Anquilletti intercetta al limite dell’area con un braccio un tentativo di pallonetto di Riva; l’arbitro Michelotti giudica l’intervento volontario e concesse ai sardi un calcio di rigore che fissò il risultato sul 2-1.

Dopo la partita Rivera attacca energicamente la classe arbitrale, contestando l’arbitraggio, chiamando in causa il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Campanati.

La logica è che dovevamo perdere il campionato. Finché dura Campanati, non c’è niente da fare, scudetti non ne vinciamo, è il terzo campionato che ci fregano in questo modo»).

Critica la scelta di aver premiato, prima di Juventus-Milan del 20 febbraio, Concetto Lo Bello per aver raggiunto la cifra di 300 gare dirette in A («A Torino hanno premiato l’arbitro prima che iniziasse la partita, hanno fatto la festa»).

Contesta anche il comportamento dello stesso Lo Bello, che durante un’intervista televisiva aveva ammesso di aver sbagliato non assegnando, in quella stessa gara, un rigore al Milan («ci hanno preso in giro a metà con l’autocritica di Lo Bello»)

Nei giorni successivi alle dichiarazioni, Rivera tenta una «marcia indietro» smussando la durezza delle proprie accuse precisando «di non aver voluto tacciare di disonestà gli arbitri, ma di avere voluto soltanto denunciare l’incapacità» di Campanati e Michelotti.

Basta ed avanza, e lo sappiamo. Tagliavento docet.

Scatta comunque un’inchiesta da parte della Commissione Disciplinare della FIGC, che in aprile lo squalifica fino al 30 giugno 1972, con un evidente unico scopo. Il Milan perse lo scudetto per un punto. Appunto.

Nel 2013, a bocce molto ferme, Rivera dichiarò dell’episodio: «Avvertivamo ostilità nei nostri confronti. E visto che i dirigenti non intervenivano, fui io a uscire allo scoperto. Sbagliando, perché per lanciare delle accuse devi avere le prove».

L’anno dopo, stesso scenario, il Milan si gioca lo scudetto con la Juve e la Lazio e anche lì stanno tutti vicini vicini, punto a punto. Sabato di Pasqua, Lazio-Milan all’Olimpico.

Sotto 2 a 0, il Milan rimonta e al termine pareggia con Chiarugi su cross di Zignoli.

L’ineffabile Concetto Lo Bello quello stesso della premiazione, quello di Cagliari-Milan (ma guarda un po’ che sfortuna, sempre lui) annulla : fuorigioco. Il Milan arriva secondo per un punto anche quell’anno.

Rivera subì una squalifica di quattro giornate (poi ridotte a due) per aver nuovamente criticato con «espressioni lesive» l’operato di Lo Bello dopo quella gara contro la Lazio. Sempre un unico scopo.

Anche in questo caso, non sapremo mai se quel punto sarebbe stato decisivo al netto della fatal Verona.

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