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L’insostenibile leggerezza dell’essere

Milan Kundera è uno scrittore, poeta, saggista e drammaturgo francese di origine cecoslovacca, assurto prepotentemente alla notorietà nell’Italia del riflusso negli anni ’80 del XX secolo per il suo romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

All’origine di questa “insostenibile leggerezza dell’essere”, secondo Kundera sta l’unicità della vita. Ciò che si verifica una sola volta è come se non fosse accaduto mai. Per farla breve, l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata appaiono a Kundera del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza. La vita non ha significato. Ma il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita, e viceversa, la necessità umana di rintracciare in essa un significato, si risolve in un paradosso insostenibile.

Forse è per questo che ieri a Bergamo abbiamo visto poco Milan e molto Kundera, con una squadra spenta e molle sulle gambe e nei contrasti, evidentemente convinta che sia possibile fallire la stagione dopo averne fallite già due di seguito, perché è come fosse la prima volta.

Particolare assolutamente irrilevante. Come è irrilevante che il Milan (società) sia al terzo allenatore in tre anni e stia (con leggerezza) già inseguendo il quarto, un giorno sì e un altro no, delegittimando e sostenendo Mastro Sinisa a corrente alternata.

Il calcio infatti, come la vita è unico e le scelte che si fanno nel breve e medio periodo sono, appunto, irrilevanti, e pertanto si fanno a cuor leggero, forse perché non si è in grado di farne a lunga scadenza. Però, nel frattempo, prigionieri di un calcio sempre più frullatore, si sta già pensando alla prossima stagione. Con chi in panchina e con chi in campo, non appare ben chiaro.

L’ennesima questione di leggerezza. Proverei anche a prenotare il cenone di Capodanno, casomai non troviamo posto.

Tra luglio ed agosto ci sarà l’ennesimo torneo estivo dall’altra parte del Mondo, che garantisce ingaggi e diritti televisivi, con i giocatori sopravvissuti tra Europei e Coppa America, con gli eventuali nuovi arrivati e contro avversari già più forti e magari avanti nella preparazione. Rischio (concreto) : prendere delle sonore imbarcate. Soluzione (ovvia) : dare la colpa al tecnico di turno. Scopo finale : parare la rabbia della proprietà. Film già visto, purtroppo.

Perché, tanto, “dobbiamo lavorare per il campionato”…”saremo pronti al momento giusto”…”le gambe sono imballate dalla preparazione” (quale???). Frasi già sentite.

L’alternativa sarebbe un bel turno preliminare di Europa League, su qualche campetto sperduto dell’Est Europa contro avversari sconosciuti ed ingrifati che non vedono l’ora di attaccarsi alla cintola lo scalpo di qualcuno famoso. Dal canto loro, i giocatori sceglierebbero una bella passeggiata negli States, magari con famiglie al seguito.

Agosto del 2006, estate post-mondiale e nel bel mezzo di Calciopoli, ci sono i preliminari di Champions League, Milan-Stella Rossa Belgrado. La squadra si raduna in grande anticipo, in molti con pochi giorni di vacanza ma la maglia e il dovere chiamano e nessuno si tira indietro. Stella Rossa fatta fuori, andata e ritorno.

Adesso invece siamo alla farsa del ritiro, come il figlio degenere messo in punizione da papà perché non studia abbastanza. Se ritiro deve essere, cominci oggi e finisca alla prima giornata del campionato prossimo.

Ha ragione Gattuso, loro non l’avrebbero accettato.


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