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Il mistero della grande campagna acquisti di Galliani

“Sarà una campagna acquisti importante, assolutamente. Quando si ha il prestigio del Milan si fa presto a ripartire. La Juventus è l’esempio”. Le parole di Galliani assomigliano molto a quelle di chi, nei film, recita la parte del personaggio che sa molto ma non vuole o non può parlare. D’altronde non può non essere così dato che in questo momento il Milan non potrebbe permettersi in alcun modo “una campagna acquisti importante”. Oppure potrebbe permettersela ma Silvio rischierebbe seriamente di essere assassinato da Pier Silvio, Marina o qualche altro dirigente Fininvest…

Il Milan è stato già ceduto – Due sono i modi logici e sensati di interpretare le parole di Galliani. Uno di questi è pensare che il Milan sia stato già ceduto ma si aspetta il momento giusto per annunciarlo, presumibilmente dopo le elezioni. Ecco perché l’ad sa già di avere a disposizione una grossa cifra da investire questa estate. Già, ma a chi andrà a finire la società? Mr. Bee sembra essere definitivamente tramontato dopo le stoccate di Berlusconi, alla ricerca di un investitore serio, non di qualcuno che insegue una popolarità immediata. L’unica strada percorribile è quella cinese. I contatti con Xi Jinping, segretario del Partito Comunista cinese oltre che Presidente del Paese, sono costanti ma tutto fa pensare che sullo sfondo ci sia una cordata che ancora non è uscita allo scoperto. La famosa terza cordata di cui Berlusconi stesso parlava tempo fa.

Il Milan non verrà ceduto – Questa è l’ipotesi più pessimistica. Berlusconi ha deciso di non cedere la società e di rilanciare lui stesso il Milan, costruendo una squadra, come sentito in questi giorni, più italiana. Tradotto le casse continueranno ad essere vuote e il grande mercato di Galliani sarà fatto da qualche parametro zero e da giovani scommesse. Ipotesi a dire il vero tutt’altro che remota dal momento che a fine maggio ancora nulla si è mosso, e che come detto si è già sbandierato questo fantomatico progetto di un Milan tutto italiano. Un progetto che al momento non ha né capo né coda e che lascia aperti tanti interrogativi che comunque per forza di cose entro giugno dovranno essere risolti.

Per ora accontentiamoci di assistere alla corsa a prossimo mister rossonero, con Ancelotti, Conte, Emery e Montella sulla griglia di partenza. Un dolce e caloroso saluto lo riserviamo ad Inzaghi, scaricato ora anche dal presidente: vedute diverse sull’impiego dei giovani. Parole non proprio al miele che lo allontanano definitivamente dalla panchina del Milan.    

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